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Mondiale deludente e l'Italia...

Di Andrea Lodato

Finalissima di strategie difensive, eccitante solo sul finire. S'era visto di meglio, in fondo. E s'era visto di meglio, ci si era emozionati un po' per le gesta inattese di squadre arrivate in Brasile per fare numero, per far da contorno alle Nazionali superfavorite. Vero è che, alla fine, i primi quattro posti se li sono presi quattro corazzate, ma è pure vero che il fallimento di un certo modo di pensare al calcio è stato sancito dalla liquidazione precoce e brutale di squadre come Italia, Spagna, Inghilterra. Ma se i campioni F del mondo uscenti dovranno semplicente lavorare al ricambio generazionale, e se l'Inghilterra dovrà continuare la sua eterna riflessione sul fatto che l'avere inventato un gioco non fa di te l'unico a saperlo praticare, per l'Italia la storia è un po' diversa. Con il fallimento del progetto-Prandelli è venuto giù anche un muro di ipocrisia, s'è avuta la conferma che i presunti campioni del nostro pallone sono primatisti di capricci, pretese, ostentazioni. Da dove ripartire? Dal rinnovamento. Ma per ora ad essere rinnovate sono state solo le guerre intestine, gli interessi personali e gli ingaggi esagerati. La lezione non ci è bastata.

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