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«La mafia non è più silente innalzato il livello della sfida»

La relazione della Direzione Investigativa Antimafia al Parlamento parla ed elenca evidenti «segnali che sembrano propendere verso derive di scontro ancora tutte da decifrare»
Di Redazione

ROMA - La strategia silente che ha caratterizzato gli ultimi anni di Cosa Nostra sembra finita. Bisogna dunque prepararsi a contrastare possibile derive di scontro. E' l'allarme lanciato dalla Direzione investigativa antimafia nella relazione al Parlamento che rileva«segnali che, sembrano propendere verso derive di scontro ancora da decifrare». Secondo la Dia, comunque, la mafia trasforma gli assetti e «appare protesa a recuperare il proprio predominio sul territorio». Nella relazione si legge che il basso profilo scelto negli ultimi anni ha lasciato il posto ad «un innalzamento del livello della sfida» e ad «una desueta protervia, manifestata attraverso ripetuti atti intimidatori e minacce nei confronti di esponenti della magistratura siciliana e delle istituzioni locali, nonchè di rappresentanti di organizzazioni pubbliche e private impegnati, a vario titolo, nella lotta antimafia».   «Le evidenze investigative - scrive la Dia - presentano Cosa Nostra tuttora protesa nel tentativo di riconsolidare la propria struttura, a cominciare da una catena di comando che da tempo ha perso compattezza, libertà d'azione e potere di condizionamento ambientale». «Mentre lo stesso Matteo Messina Denaro - evidenzia la Direzione Investigativa Antimfafia - è costretto a concentrarsi nello sforzo di prolungare la latitanza e di proteggere i propri interessi economici dall'intensa aggressione istituzionale, vanno seguite con attenzione le dinamiche innescate dalla recente scarcerazione, in un breve arco di tempo, di numerosi elementi di spicco». Così come vanno seguiti «i segnali di una scomposta deriva intimidatoria nei confronti dela magistratura e di altre figure di riferimento, tanto più evidente in quanto in controtendenza rispetto alla nota strategia di sommersione».

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