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Immigrazione, ecatombe senza fine Alfano: «L'Ue prenda in mano la situazione»

Ieri altri 18 migranti morti: sono circa 2.000 dall'inizio dell'anno
Di Matteo Guidelli

ROMA - Ormai è un'ecatombe senza fine: i 18 cadaveri di migranti recuperati la scorsa notte a bordo di un gommone dagli uomini della Marina Militare 120 miglia a sud di Lampedusa, vanno ad aggiungersi ai circa 200 dispersi che la guardia costiera libica sta ancora cercando davanti Tripoli e alle centinaia di somali, eritrei, nigeriani, ghanesi, maliani finiti in fondo al mare di cui non si è saputo e mai si saprà nulla. Duemila, secondo alcune stime, solo quest'anno. Ben oltre i 10mila dal 1998 ad oggi. L'ultima strage si è scoperta ieri sera, quando un elicottero ha avvistato a 50 miglia dalla Libia un gommone carico di disperati in navigazione da due giorni. Il mezzo era senza motore, imbarcava acqua e alcuni migranti erano già finiti in mare: un paio d'ore al massimo e sarebbe andato a fondo. Dall'elicottero hanno così lanciato delle zattere di salvataggio per consentire agli immigrati di attendere l'arrivo di nave Sirio, la più vicina alla zona del naufragio. Quando sono arrivati, gli uomini della Marina sono riusciti a mettere in salvo 73 persone, tutti uomini provati dalle fatiche del viaggio, che hanno detto di provenire dal Mali e dal Senegal. Ma non hanno potuto far altro che recuperare i cadaveri di altri 18 di loro: i corpi erano sul fondo del gommone, probabilmente uccisi dalla sete, dalla fame o dalle esalazioni della benzina. Ai militari, i migranti hanno raccontato di essere partiti in 99: significa che almeno 8 persone mancano all'appello. “È possibile che vi siano dei dispersi - conferma il comandante di nave Sirio Marco Bilardi - noi siamo rimasti in zona tutta la notte e abbiamo controllato la zona anche con gli aerei. Ma purtroppo non siamo riusciti a trovare nulla”.   In 48 ore gli uomini della Marina e della Guardia Costiera hanno salvato 3.500 persone, che portano cos' gli sbarchi in questo anno record a quasi 110mila. E a Reggio Calabria è arrivata nave Fasan con a bordo i 1.373 migranti soccorsi nei giorni scorsi. A bordo, tanto per aggiungere orrore ad orrore, un altro cadavere: quello di un uomo ucciso a colpi di spranga da uno scafista durante il trasbordo davanti a Tripoli. I numeri dei morti nel Mediterraneo sono dunque ormai quelli di una guerra; numeri che, tra l'altro, rischiano di salire ancora vista la situazione della Libia, un paese ormai fuori controllo dove migliaia di migranti sono in attesa di partire per l'Europa.   Se n'è accorta anche l'Ue che dopo aver risposto picche un paio di giorni fa all'ennesima richiesta di farsi carico del problema da parte del ministro dell'Interno Angelino Alfano, sembra aver cambiato rotta. La Commissione si dice “scioccata” per le nuove tragedie del mare e “ringrazia” l'Italia per gli sforzi che sta facendo. Il commissario Ue per gli Affari Interni Cecilia Malmstrom ha annunciato che la prossima settimana vedrà il titolare del Viminale “per meglio definire le priorità e fornire assistenza all'Italia” e ai paesi del Mediterraneo che si trovano “a far fronte ad una accresciuta pressione migratoria e di asilo”. “L'Europa deve prendere in mano la questione immigrazione o l'Italia adotterà le proprie scelte”, ripete il ministro. “L'immigrazione illegale, ma anche e soprattutto la fuga da guerre e persecuzioni non sono una questione italiana”. E in serata Alfano insiste ancora con maggior chiarezza: “Non dica l'Europa di non aver soldi. Perché, l'Italia ha i soldi? Dunque, “se l'Europa non si farà carico del problema delle frontiere, noi dismetteremo Mare Nostrum, anche se continueremo a farci carico del soccorso in mare”. Ora più che mai si attendono i fatti. Quando a Lampedusa il governo italiano, l'allora commissario europeo Barroso e la stessa Malmstrom visitarono l'hangar con le bare delle 368 vittime del naufragio, promisero che mai più sarebbe accaduta una cosa simile. Ma da allora poco è cambiato. L'Italia, a dire il vero, la sua parte la sta facendo, almeno in mezzo al mare. Con un sforzo enorme soprattutto a livello economico - Mare Nostrum costa 300mila euro al giorno, 9,5 milioni al mese: significa che fino adesso sono già stati spesi 95 milioni - che non potrà sostenere a lungo. Diverso è il discorso sull'accoglienza, su cui c'è ancora molto da fare, ma è evidente che senza un coinvolgimento pieno dell'Europa, l'Italia non potrà far altro che sfilarsi. Ad Alfano arriva l'appoggio del presidente dell'Udc Giampiero D'Alia che parla di un'Europa “pavida” mentre Maurizio Gasparri, pur definendo “vile” l'atteggiamento della Commissione accusa il governo di essere “incapace di agire”. Dal canto suo la Lega, con il segretario Matteo Salvini ribadisce la sua critica all'esecutivo “contro gli italiani”.   Ognuno insomma va per la sua strada, continuando ad ignorare il nocciolo del problema: di fronte a centinaia di migliaia di disperati che scappano da guerre e povertà servirebbe un'azione concordata a livello internazionale, consentendo ai migranti di presentare domanda d'asilo nei paesi d'origine o di transito. Ma per farlo serve un accordo politico a livello europeo, che invece non c'è. E in mare si continua a morire.

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