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Carmen Consoli torna sul palco e incanta Roma con la sua anima rock

Tanta Sicilia nel tour della “cantantessa”: anche un duetto con Luca Madonia

Di Giuseppe Attardi

ROMA - Dopo cinque anni l'attesa è finita e in diecimila sono accorsi sabato sera al Palalottomatica di Roma per riabbracciare in carne, ossa e chitarra Carmen Consoli, al debutto ufficiale de L'abitudine di tornare tour, che si chiuderà il 30 aprile al Palasport di Acireale per poi riprendere in estate con due show al Teatro Antico di Taormina. Un ritorno e un debutto per la “cantantessa”, alla sua prima volta nei palasport. «Ho un'attitudine più rock quest'anno – spiega prima di salire sul palco – Ho ripreso in mano la chitarra elettrica e quando usi l'amplificatore valvolare non puoi pensare di metterlo a meno di sette, altrimenti non suona. Nei teatri questo spettacolo non poteva starci: sarebbero caduti gli stucchi. Allora mi sono chiesta: vado nei locali? E ho pensato che fossero troppo piccoli. Quindi i palazzetti sono stati una conseguenza. In ogni caso suonare in un palazzetto non è mai stata una mia ambizione. Non lo avrei mai fatto, ma mi hanno assicurato che oggi la tecnologia permette un'acustica perfetta anche se il posto non è progettato per quello. Diciamo che i miei saranno concerti da cantautore in un posto che diventa un locale allargato, non uno stadio rimpicciolito. Speriamo bene». E' andata oltre le più rosee aspettative: sold out alla prima data.

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L'inizio dello show è bruciante con La signora del quinto piano, tratta dal nuovo album, storia di uno stalker e di un femminicidio, surreale e ironica all'apparenza, realissima nel rapporto finale dei carabinieri. Racconto duro, come i suoni che infiammano subito la platea. Abito di seta bordeaux con motivi floreali fino al ginocchio, tacchi vertiginosi, il nuovo hair look con frangetta, Carmen Consoli prende possesso del palco con grinta e carisma cantando e suonando per oltre due ore senza pause insieme alla nuova band: Luciana Luccini al basso, Fiamma Cardani alla batteria, Roberto Procaccini alle tastiere e alla chitarra il fido scudiero Massimo Roccaforte che la accompagna fin dagli esordi. Poche parole, come sempre («io o parlo o canto» dice), unica eccezione quando cita Peppino Impastato sulla bellezza come antidoto alla paura e all'omertà prima di intonare Esercito silente.  


Al centro di un palco a forma di cassa armonica, illuminato da uno spettacolare gioco di luci, l'artista catanese sembra prendere le distanze dal suo recente passato per rituffarsi nel rock. Non c'è nulla dei controversi Eva contro Eva ed Elettra, né di quel folk legato alle tradizioni che aveva caratterizzato quei dischi. Carmen torna la rockeuse d'un tempo, quella di Confusa e felice e di Mediamente isterica. Dal primo estrae ben cinque canzoni, Per niente stanca, Fino all'ultimo, Blunotte, Venere e, nei bis, il brano–titolo; dal secondo Besame Giuda, Geisha, Sentivo l'odore e Autunno dolciastro in versione acustica. Perché all'esplosione di suoni e luci della prima parte se ne alterna una centrale più intima e intensa in cui, davanti a un sipario che copre il resto del palco, Carmen canta in versione acustica Blunotte, In bianco e nero, L'ultimo bacio, Autunno dolciastro e Parole di burro.


«Io ho due anime: quella teatrale e poi quella rock. E le mie due anime si completano se faccio sia l'acustico sia l'elettrico. A me non basta solo il rock. E ti dirò di più: io ho bisogno del teatro, perché ho bisogno dei silenzi necessari per esaltare la parola». Il suono torna prorompente quando arrivano Sintonia imperfetta e Venere, prima di un altro momento intimo con Questa piccola magia, sulla tenerezza della maternità, dedicata al figlio Carlo: «Sono un po' vecchietta per il rock, ora che ha superato i 40 e sono diventata madre» sorride.

 

Nella volata finale i duetti con Luca Madonia, ospite fisso del tour e del quale Carmen ha pubblicato il recente album La monotonia dei giorni per la sua etichetta discografica. Insieme riprendono un “classico” dei Denovo, Grida, per poi giocare sulle note de L'alieno, il brano che Madonia portò a Sanremo tre anni fa con Franco Battiato. «Ma questa volta la parte di Battiato la faccio io», dice Carmen prima di cantarla. Si chiude sulle note di Confusa e felice e di Amore di plastica, il suo primo grande successo, e il Palalottomatica esplode di cori, balli e applausi.  La “signora del rock” è tornata. «Mi ero quasi dimenticata la gioia pazzesca di salire sul palco – commenta entusiasta alla fine – è stata una grande emozione, una festa».  

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