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Intervista al Prefetto di Caltanissetta:"Dobbiamo essere tutti responsabili"

Caltanissetta

Intervista al Prefetto di Caltanissetta: "Dobbiamo essere tutti responsabili"

Di Giuseppe Scibetta

CALTANISSETTA - Come si stanno comportando i nisseni in questo periodo di grande emergenza a causa dell’epidemia da coronavirus? Lo abbiamo chiesto al prefetto di Caltanissetta Cosima Di Stani, in carica dal dicembre del 2018, nel corso di una conversazione-intervista realizzata in videoconferenza con la collaborazione dei funzionari Emanuele Torrenti e Katia Strazzeri.
«Bene, nella maggior parte dei casi abbastanza bene: stanno dimostrando grande sinergia e collaborazione: aspetti fondamentali per chi è chiamato ad assicurare che tutto vada al meglio del possibile. E’ un periodo particolarmente travagliato anche nella nostra provincia – aggiunge il prefetto – e tutti, veramente tutti, avendo compreso la situazione, stanno facendo il loro dovere: a cominciare dagli operatori sanitari impegnati in uno sforzo straordinario, sia dal punto di vista professionale che umanitario. Dobbiamo essere grati a queste persone che stanno facendo di tutto e di più, molto spesso a rischio della loro stessa incolumità e di quella dei loro familiari. Sono veramente gli “eroi del nostro tempo”. Risulta inoltre essenziale l’impegno profuso da tutte le Forze dell’Ordine e dell’Esercito che sento di ringraziare sentitamente assieme ai dirigenti dell’Asp nissena ed agli amministratori comunali, oltre che, ovviamente, al personale della prefettura che (alcuni anche da casa, lavorando in smart working) sta dando un grande aiuto per far funzionare la “macchina” organizzativa del nostro territorio, ponendo particolare attenzione ai servizi che riguardano la sicurezza e la salute delle persone».

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Quali servizi state attenzionando, in maniera particolare?
«Oggi (ieri per chi legge, ndr) sono in attività ben 104 pattuglie della Polizia di Stato, dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e dell’Esercito, che, oltre ad essere disponibili in caso di necessità o pericolo, stanno contribuendo al controllo del territorio nisseno. Si occupano in particolare della verifica delle certificazioni obbligatorie per chi viene trovato fuori di casa, ed allo stesso tempo vigilano nei pressi degli uffici postali e bancari dove si sta effettuando anche il pagamento delle pensioni. Sino ad ora sono state fermate e controllate 10.974 persone e 3.151 esercizi commerciali. Abbiamo adottato un solo provvedimento di sospensione della licenza al titolare di un circolo privato del capoluogo che operava senza osservare le prescrizioni previste dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri. In questo week end è stato pure deciso di intensificare l’attività nella zona dl Gela. Siamo comunque sempre in contatto in video conferenza, come è accaduto due giorni fa, con i rappresentanti delle Forze dell’Ordine».

Cosa state approfondendo?
«Più tardi (ieri, ndr) parlerò con i responsabili delle organizzazioni sindacali e della Camera di Commercio, e poi con quelli delle associazioni di categoria: c’è da concordare quali sono le attività ritenute “funzionali” e quelle essenziali al fine di assicurare ai cittadini tutti i servizi complementari di cui c’è necessità. Quali? I negozi che, ad esempio, vendono pezzi di ricambio o le aziende tessili che si stanno attivando per produrre mascherine. Non immaginavo che in questa provincia ci fossero tante richieste, ne sono arrivate un centinaio, di aziende che rappresentano un bacino produttivo particolarmente interessante di imprenditori locali che operano sul territorio anche in questo particolare momento».

Di questo periodo cosa la sta impressionando di più?
«Tutto quello che sta accadendo, soprattutto di tanto tragico: mi viene da pensare a quelli che muoiono a causa del coronavirus, la solitudine di queste persone che non hanno nessun parente vicino, al tempo stesso comprendendo che la loro fine è vicina e sanno che dai loro cari non possono nemmeno avere uno sguardo di affetto, a parte quello dei medici e degli infermieri che li assistono. E poi penso ai parenti, anche loro vittime di questo grande dramma mondiale che ci è capitato di vivere in maniera così imprevedibile, che vedono uscire il loro familiare da casa in barella e sanno molto spesso che quella può essere l’ultima volta che lo vedono. Indubbiamente è una lezione per tutti noi».

Questa epidemia all’inizio è stata sottovalutata dalla maggior parte delle persone?
«Non l’ho mai avuta questa impressione. Ritengo che c’è stata invece una grande attenzione al problema. Anche noi già a gennaio ci siamo occupati del rientro di alcuni musicisti che facevano parte di orchestre che sono andate in Cina per alcuni concerti e già allora si è avvertito il pericolo di una possibile epidemia».

Cosa fa nei momenti di pausa dal lavoro?
«Leggo molti libri, soprattutto i gialli. Dopo quelli di Andrea Camilleri e del suo Montalbano che ho ormai esaurito, mi appassiono a quelli di Carlo Lucarelli; attualmente sto leggendo “Il Colibrì” di Sandro Veronesi…».

Cosa può dire ai nisseni in conclusione?
«Mi sono trovata subito benissimo in questa realtà, anche perché sono abituata a cambiare spesso provincia e non faccio fatica ad adattarmi. E poi i nisseni sono veramente ospitali ed operativi e fanno parte di una realtà bellissima che andrebbe meglio valorizzata. Ora comunque è tempo di pensare alla realtà di questi giorni, per cui è indispensabile rivolgere loro un ulteriore appello, che è sempre quello di rimanere a casa: dobbiamo essere tutti responsabili. Non ci si deve muovere dalla propria abitazione se non per casi eccezionali di bisogno o per motivi indispensabili di lavoro. Questo è un imperativo categorico. Quando potremo ritornare a una vita normale? Per saperlo dovrei avere una sfera di cristallo ma, a parte la battuta, speriamo molto presto. Ciò dipende anche da noi e dal nostro senso di responsabilità…».

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