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Catania

Catania, blitz dei vigili nella zona di in via Plebiscito: sequestrate carne e verdure

Di Concetto Mannisi

Blitz nel distretto delle macellerie e delle trattorie specializzate innanzitutto nella vendita di carne di cavallo. A eseguirlo sono stati i vigili urbani del Reparto annona e sicurezza urbana, nell’ambito di un’attività finalizzata sì al contrasto dell’abusivismo commerciale ma, nello specifico, soprattutto a garanzia della sicurezza alimentare.

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Guidati dal commissario Francesco Caccamo, responsabile del reparto, e affiancati dal personale dell’Asp 3 veterinaria, diretto dal dottor Riccardo Gangi Climenti, seguendo le direttive impartite dal sindaco Enzo Bianco per contrastare le irregolarità in materia di alimenti e il rispetto delle regole di provenienza animali, i vigili urbani hanno focalizzato le loro attenzioni su due esercizi commerciali della via Plebiscito, gestiti da altrettanti stranieri, che sono stati controllati per quel che riguarda la regolarità amministrativa nonché per quella alimentare.

Ebbene, a conclusione di tale attività sono stati sequestrati 200 chilogrammi di carne varia e priva di tracciabilità, nonché altri 100 chilogrammi fra piselli e verdure in cattivo stato di conservazione o mal congelate, che se vendute avrebbero potuto arrecare danni sicuri alla salute del consumatore.

I titolari delle due attività, pur avendo le relative autorizzazioni amministrative, sono stati verbalizzati sia dai vigili urbani sia dal personale dell’Asp per complessivi seimila euro. «In genere - ha spiegato il commissario capo Caccamo - questi prodotti, così come accade con esercizi commerciali analoghi gestiti da cingalesi o cinesi, vengono venduti a soggetti appartenenti alle relative comunità, dove il rispetto delle norme sulla sicurezza alimentare non esiste. Inoltre, spesso, poiché non si conosce la provenienza dei prodotti e la tipologia dell’alimento se non ricorrendo a specifiche analisi, si ricorre sempre alla distruzione della merce, cosa che è stata fatta anche in questa circostanza. Un peccato, perché avremmo favorito volentieri i nostri poveri e i nostri istituti caritatevoli, ma sarebbe stato un rischio tropo grande di cui non abbiamo inteso farci carico».

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