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Covid, Giacomo Rota: «Scuole non sono pronte a riaprire»

Catania

Covid, Giacomo Rota: «Scuole non sono pronte a riaprire»

Di Rossella Jannello

Catania - «La ripartenza della scuola. È una delle cose che ci preoccupa di più». Non è nuovo l’allarme della Cgil catanese sulla situazione scolastica, ma le preoccupazioni espresse dal segretario generale Giacomo Rota si fanno ora più pressanti alla vigilia dell’inizio delle lezioni.

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Che cosa la preoccupa di più?

«Vede, la ripartenza della scuola è una cartina di tornasole di una società che funziona. Non che anche prima non ci fossero problemi, ma ora è evidente come da ascensore sociale per i ceti meno abbienti la scuola si stia trasformando in fossato d’offesa, per dirla con Vittorini».

In che senso?

«Prendiamo la cosiddetta didattica a distanza. Nella realtà, lo abbiamo denunciato più volte, solo il 45% delle famiglie è riuscito a collegarsi. Gli altri non hanno avuto mezzi informatici, o adeguata connessione, o conoscenze informatiche minime. Pensi quante esclusioni…».

Ma ora, con le lezioni in presenza, questo problema almeno potrebbe risolversi…

«Ci chiediamo come si ripartirà, visto la fame di spazi e visto che aule e plessi scolastici sono rimasti sempre quelli. Insomma, la scuola era in fase di disinvestimento, per non dire smantellamento, anche prima. O ora, a parte la barzelletta del banco singolo con le ruote, non pensiamo che sia stato fatto molto altro. Il Governo Conte, che ha ben operato per il lavoro durante e dopo il lockdown, sulla scuola ha dato il peggio di sé. E anche dalla Regione, nonostante le tante richieste fatte con Cisl, Uil e Ugl, sono giunte risposte inadeguate. Ragazzini con le mascherine tutta la mattinata? Con i nostri climi? E sullo scuolabus, in quanti devono essere?».

Ma, a livello locale?

«Cgil, Cisl, Uil e Ugl catanese avevano più volte segnalato che occorreva fare un punto della situazione, un censimento, un progetto. Abbiamo lavorato tanto e bene con il Comune, la Prefettura e l’Ufficio scolastico provinciale. Ma questi grandi sforzi, ripeto, rischiano di essere vanificati dalle mancate risposte di Regione e Stato. Manca un disegno nazionale della scuola, questa è la verità. Lo Stato doveva rendere protagonisti gli Enti locali, ma questo non è accaduto».

Dalla scuola alla Sanità. Come vanno le cose?

«Un altro settore smantellato e consegnato ai privati. Ma le risposte per l’emergenza sono arrivate solo dal pubblico. Una evidenza che deve fare riflettere sul fatto che bisogna investire sulla Sanità pubblica. E su questo abbiamo l’obbligo di aprire un ragionamento con le istituzioni soprattutto nelle regioni a Statuto speciale come la nostra dove c’è l’esclusività sulla materia».

Passiamo al lockdown come ha lasciato Catania?

«Al di là dei fenomeni di criminalità ordinaria, c’è, e siamo d’accordo con l’allarme del magistrato Ardita, una recrudescenza della Catania violenta. Temiamo che durante il lockdown e la conseguente crisi anche economica, la criminalità abbia rialzato la testa, e che anzi possa tentare di mettere le mani su capitali discutibili a servizio di pezzi dell’economia catanese. Insomma, siamo preoccupati e riteniamo che non basti la repressione, ma occorre una analisi su ciò che sta avvenendo. Occorre pure una risposta adeguata dallo Stato a sostegno delle imprese sane sul fronte dell’accesso al credito per evitare che qualcuno sfrutti, per l’appunto, le difficoltà dell’economia».

Parliamo della ripartenza di Catania. Come la vede la Cgil?

«Catania per il Covid ha patito una grandissima crisi. Dobbiamo ripartire con intelligenza. Dobbiamo investire nelle scuole, negli ospedali, nel commercio e nel turismo che sono in fase di ripresa lentissima (basti pensare all’aeroporto che ad agosto ha perso il 50% di attività con i servizi annessi), nelle infrastrutture immateriali. Abbiamo bisogno di una città smart con la fibra che arriva dappertutto, senza escludere nessuno. Catania è una delle città più importanti d’Italia e non può restare marginale in questo processo di infrastrutturazione. Edilizia: quella privata grazie al bonus 110% potrebbe riavviarsi; ma anche quella pubblica potrebbe trovare un’impennata con la sistemazione delle scuole. Dobbiamo inoltre intercettare i fondi europei, per la parte che ci tocca. Anche se, con la situazione delle Amministrazioni locali in questo momento è tutto più difficile».

Perché?

«Viviamo questa fase con un sindaco congelato e con la città metropolitana appena commissariata. Non chiediamo le dimissioni di Pogliese per una precisa scelta politica. Chiediamo infatti ai politici di fare da soli le loro valutazioni. Ma chiediamo al ceto politico di essere all’altezza della situazione, che è seria. E se avessimo avuto davvero il Covid a Catania come avremmo fatto con la sanità inadeguata che abbiamo? Basti pensare che tutta Catania sud non ha un Pronto soccorso di riferimento. La svolta potrebbe arrivare dalla “sanità del territorio” ma questa scelta non si vede all’orizzonte. E invece Regione e Comune si devono rendere conto che hanno una responsabilità enorme nei confronti dei cittadini in questa sfida epocale».

Quale può essere il vostro ruolo?

«Noi ci siamo messi a disposizione da subito. Chiediamo un dialogo costante. Ognuno di noi, ne siamo certi, deve fare la sua parte».

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