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«La passione sfrenata non ha bisogno di cibo Basta la "sveltina gastronomica" di un gelato»

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«La passione sfrenata non ha bisogno di cibo Basta la "sveltina gastronomica" di un gelato»

Di Carmen Greco

CATANIA - Il registro è quello suo. Autoironico, giocoso, coltissimo. Carmelo Chiaramonte, il cuciniere errante, torna a teatro - per una sola sera - allo Stabile (ore 20.45) per proporre il suo «La Cucina dell’amore» proprio nel giorno di San Valentino. Un divertissement di parole e cibo per raccontare - testi alla mano - tutte le gradazioni dell’amore dal “ti amo” al “t’ammazzassi”. 

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Tutti quelli che cucinano dicono di farlo per amore...
«Dipende dalle situazioni. Ad ogni inclinazione dei nostri sentimenti corrispondono modi di accudire e di cucinare. Si cucina per gli altri ma anche per fare mostra di sè, c’è anche un amore narcisistico nel cucinare, magari vengono fuori cose improbabili come involtini di bresaola con salmone e Philadelphia».

Facciamo un gioco, abbiniamo un piatto alle diverse fasi dell’amore. La passione sfrenata dei primi tempi?
«Non ha bisogno di cibi particolari. Direi, cose da “sveltina gastronomica” da consumare velocemente, tipo un gelato al cioccolato, si mangia in 5 minuti e poi si torna a fare l’amore».

Dopo 10 anni di rapporto?
«Un minestrone di pasta con il brodo di cernia e il pecorino, uno dei piatti geniali della cucina catanese».

Ad una coppia da nozze d’oro?
«Se cucinassi per una coppia così proverei a toccare i tasti floreali legati alla loro infanzia. Immagino cose che rimandano a tematiche materne, non so, il latte di mandorla profumato con la rosa damascena e poi farei un elogio del rutto libero a base di fiori con una gazzosa ai gelsomini, amore significa anche non reprimersi».

Fra i temi della lezione a teatro c’è anche quello della chimica del piacere. Qual è il cibo più erotico?
«Sicuramente i sapori di mare perché sono ricchissimi di sali minerali. Producono nel nostro sangue più serotonina ed ossitocina, sviluppando piacere e benessere».

E quando l’amore è in crisi c’è una cucina possibile?
«Sì, parlerò anche di questo. Di come si possono preparare delle ricette per fare con molta pazienza e molto amore una cosa che sta entrando pericolosamente fuori moda, cioè fare gli scherzi. Noi, oltre a non pomiciare più pubblicamente, non facciamo più neanche gli scherzi, per esempio svuotare il tubetto della pasta dentifricia e riempirlo di una crema pasticcera aromatizzata».

E serve?
«Il tentativo è ideare uno stimolo gastronomico per la coppia in crisi».

Oppure una scusa per farlo/la andare via definitivamente...
«Può essere» (ride).

Gli ospiti dello spettacolo?
«Ho ricevuto tanti regali: cinque fiati della banda di Avola, Rita Botto con il chitarrista Raffaele Gulisano, Eleonora Bordonaro che canterà una ricetta scritta da me e poi mamma Margherita che racconterà del pane degli sposi, un pane beneaugurante che si faceva una volta sola e la cui consumazione era auspicio di una vita di coppia felice».

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