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Il coronavirus non ferma il "Dantedì". Studenti, prof, medici, infermieri recitano la Commedia

Covid-19

Il coronavirus non ferma il "Dantedì". Studenti, prof, medici, infermieri recitano la Commedia

Di Carmen Greco

CATANIA - Il progetto era pronto per la fine di gennaio, poi l'arrivo del coronavirus ha sconvolto tutto. Ma non la passione e l'amorevole caparbia didattica della prof. Pina Arena dell'istituto "Vaccarini" di Catania che ha trasformato il "Dantedì", la giornata dedicata oggi - 25 marzo - al sommo poeta (nel 2021 ricorrono i 700 anni dalla morte) in un'occasione per unire l'Italia anche in tempo di coronavirus.

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Così ha messo insieme, in un video a 40 voci, studenti, professori, ex studenti, medici, infermieri, da Catania a Codogno, affinché recitassero ognuno un pezzetto - una terzina-  della Commedia, in un patchwork di visi e di voci che si apre con il prof, Filippo Siciliano, 99enne, che Dante lo recita a memoria, e si chiude con le parole di una bambina (figlia di una collega) e l'immagine di un cielo sereno, simbolo di speranza, un cielo ripreso in Polonia (perché a Catania oggi piove ndr), dalla figlia della prof Arena, rimasta lì, dove frequenta un corso Erasmus. 

Tante le città dalle quali sono arrivate le testimonianze: Caltanissetta, Milano, Napoli, Scicli, Viareggio, tanti i sì che la prof ha raccolto, a partire da quello dell'ex alunno oggi infermiere in prima linea nella battaglia contro il Covid, dell'anestesista, dell'infettivologo, dell'infermiera ammalatasi di coronavirus e, oggi, guarita.

Il video dura 8 minuti e 44 secondi, un viaggio «per sentirci uniti in una sola lingua, quella di Dante - dice la prof Arena, che ha unito l'Italia, per ritrovarci cambiati, una volta che tutto questo finirà. Lui parla di "selva oscura", di "serva Italia", di "lasciate ogni speranza o voi che entrate", ma anche di tornare "a riveder le stelle" e, come lui, anche noi usciremo dall'inferno».

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