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Casi in crescita nel Catanese, pronto a riaprire l’hotel Covid

Covid-19

Casi in crescita nel Catanese, pronto a riaprire l'hotel Covid

Di Giuseppe Bonaccorsi

Il caso Catania con i focolaio della provincia preoccupa le autorità e i medici sul campo, in particolare quelli delle Usca coordinate dal commissario regionale per il Covid, dott. Pino Liberti. I numeri poi non fanno stare tranquilli. Al momento i positivi sono saliti a 91, venti dei quali sono ricoverati nell’unico ospedale abilitato ad accogliere malati di coronavirus, il San Marco di Librino, che ha al suo interno una terapia intensiva dedicata al Covid che ha ricoverati sei pazienti, due dei quali intubati, mentre quattro sono i pazienti con ventilazione assistita.

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I due intubati sono due signori di 80 anni, uno sembra riconducibile al cluster cominciato nella comunità della chiesa Evangelica, con «epicentro» nel comune di Pedara. In poco meno di una quindicina di giorni la provincia etnea è passata da soli 4-5 casi ancora ricoverati perché dopo mesi non si negatizzavano a 91 soggetti risultati positivi, con la presenza di alcuni minori, quasi tutti, però, asintomaticvi o con sintomi lievi.

Sarebbero invece alcune centinaia i cittadini in isolamento coatto in casa in attesa di tampone.

Le Usca dell’Asp stanno monitorando soprattutto i nuclei familiari in cui uno dei soggetti è risultato positivo, cercando di risalire a tutti i contatti recenti.

C’è un lavoro costante e capillare e l’atmosfera è tranquilla, ma traspare la preoccupazione che l’evolversi della situazione possa portare a conseguenze inimmaginabili qualora, con l’approssimarsi dell’autunno la situazione dovesse improvvisamente peggiorare.

Al momento bocche cucite tra gli addetti ai lavori. Trapela soltanto che il numero dei casi gravi - solo due - lascerebbe ipotizzare un virus che nonostante circoli ancora, non abbia forse la carica virale di marzo, aprile e difatti i soggetti positivi che finiscono intubati sono una minima percentuale. Ma se ad ottobre e novembre la situazione dovesse mutare?

Ecco perché nelle scorse giornate sul tavolo del commissario Liberti è arrivata la proposta di riattivare l’hotel Covid che era stato chiuso con la drastica diminuzione di persone positive da ospitare. Per cui nei giorni scorsi tra l’Asp e la direzione dell’azienda policlinico dalla quale dipende il San Marco, è cominciato un fitto scambio. Sembra che per riattivare l’hotel Covid si attende solo una richiesta formale del San Marco, ospedale che ormai ufficiosamente è diventato l’ospedale Covid dell’intera provincia anche se non esiste nessun atto ufficiale da parte della Regione.

Non appena arriverà la richiesta l’Asp provvederà ad emettere il decreto che stabilirà lo stanziamento dei fondi necessari per l’hotel, che però non sarà la stessa di alcuni mesi fa quando venne utilizzata una struttura alle porte di Acireale. Inoltre i fondi stanziati serviranno anche per il personale occorrente. Responsabile sino a poco tempo fa dell’hotel Covid era il dott. Mario Raspagliesi, come il dott. Liberti in forza al reparto di Malattie infettive del Cannizzaro, ma, al momento dell’esplosione dell’epidemia Covid destinato temporaneamente all’Asp per rafforzare il sistema territoriale di controllo e contrasto del virus.

la decisione per la riattivazione dell’hotel Covid dovrebbe essere questione di giorni, visto e considerato che lo staff del commissario, di concerto con i responsabili del reparto Malattie infettive del San Marco si sarebbero accorti che l’aumentare dei casi positivi pone il problema di dove collocare queste persone che seppure guarite risultano ancora positive, oppure hanno ancora sintomi blandi per essere ancora trattenuti in reparto. Inoltre sembra che in alcuni casi si tratterebbe di persone appartenenti a nuclei familiari che abitano in abitazioni che non consentono un isolamento idoneo. Si tratta quindi di misure che consentono di arginare il diffondersi della malattia e che sono state affinate sul campo quando i medici non sapevano ancora cosa fare per arginare il Covid e i casi in terapia intensiva aumentavano. Oggi le cure sono state affinate e l’approccio contro la malattia permette di attutire i sintomi e di ridurre drasticamente i casi gravi che però non escludono i decessi, vedi la triste vicenda del più volte candidato premio nobel, prof. Bruno Ficili deceduto ieri.

Ciononostante gli esperti continuano a invitare la popolazione a rispettare le regole previste, ad indossare la mascherina quando si sta in luoghi chiusi, a rispettare la distanza di almeno un metro tra le persone e a lavarsi frequentemente le mani. Tutte azioni che se osservate con attenzione permetterebbero di ridurre drasticamente il rischio di infettarsi. Invece la popolazione procede al contrario, con una strafottenza che mette a rischio tutta la popolazione, non rispettando le distanze e arrivando persino ad arrabbiarsi quando in un pronto soccorso di un ospedale un medico chiede a un paziente d indossare la mascherina.

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