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Catania, le scuole restano chiuse: Pogliese ha firmato l'ordinanza

Covid-19

Superiori, dal 7 gennaio in classe La Maturità a giugno in presenza

Di Valentina Roncati

Roma. Gli esami di Stato a giugno 2021 si faranno in presenza. E saranno presumibilmente sulla falsariga di quelli di giugno scorso. Domenica sera, infatti, la Camera ha dato il via libera alla legge di Bilancio nella quale sono previsti 30 milioni da destinare alle scuole statali e paritarie per garantire il corretto svolgimento degli esami di Stato «secondo gli standard di sicurezza sanitaria previsti». È stata inoltre prevista la possibilità per il ministro dell’Istruzione di adottare ordinanze con specifiche misure per la valutazione degli apprendimenti e lo svolgimento dei relativi esami.

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Intanto è stata confermata ieri sera la linea del governo sul graduale rientro a scuola per gli studenti delle scuole superiori, con una presenza massima al 50% dal 7 gennaio al 15 gennaio 2021. Nell’ordinanza firmata dal ministro della Salute, Roberto Speranza, e pubblicata in Gazzetta ufficiale si legge infatti che “ai fini del contenimento dell’epidemia da Covid-19, le istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado adottano forme flessibili nell’organizzazione dell’attività didattica” in modo che, “dal 7 gennaio al 15 gennaio 2021, sia garantita l’attività didattica in presenza al 50 per cento della popolazione studentesca. La restante parte dell’attività è erogata tramite la didattica digitale integrata”.

Ma se da un lato il governo preme per il ritorno almeno al 50% in presenza in classe, la situazione vista dalle scuole non è così rosea. «Le indicazioni prescrittive del prefetto di Roma non possono trovare piena attuazione data la complessità del sistema che riguarda il funzionamento delle scuole superiori», lamenta il presidente dell’Associazione presidi di Roma e Lazio, Mario Rusconi. Decine di scuole superiori nel Lazio, a quanto si apprende, sono pronte a presentare un piano spiegando che non riescono a rispettare l’ordinanza prefettizia.

«In alcune scuole i ragazzi terminerebbero le lezioni tra le 17 e le 18 senza avere pranzato - spiega Rusconi - e poi non abbiamo il piano riguardante i mezzi di trasporto: sappiamo che ci sono corse in più ma non abbiamo capito distribuite come e non sappiamo se allo spostamento d’orario di entrata e d’uscita dei ragazzi corrisponderà lo spostamento degli orari dei trasporti. Insomma: la ripresa della scuola il 7 gennaio la vedo complicata». «L’avvio dell’anno scolastico rappresentava e rappresenta un momento di elevata criticità», ha ammesso ieri la ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti, Paola De Micheli, in un’audizione alla Camera. «Il 7 gennaio - aggiunge però - il sistema di riorganizzazione degli orari e integrazione dell’offerta dei trasporti deve essere pronto per apertura al 75% quando poi avverrà il meccanismo si completerà. In quasi tutte le province italiane i prefetti hanno già provveduto a scrivere i verbali di riorganizzazione della riapertura delle scuole».

Tra i governatori tuttavia c’è già chi, come il presidente della Campania, Vincenzo De Luca, annuncia che «in Campania non apriamo tutto il 7». Sulle scuole superiori «mi sarei aspettato la conferma del 75% in presenza; questa marcia indietro denota una certa fragilità, una paura di fallire. Non dobbiamo aver paura di fallire di fronte al tema della scuola, credo che sia una priorità per il Paese», sostiene invece il sindaco di Firenze, Dario Nardella.

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