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Cronaca

Operazione Kaulonia, il procuratore Bertone: Ecco quanto è importante la famiglia mafiosa di Pietraperzia»

Di Redazione

CALTANISSETTA - «L'omicidio di Filippo Marchì, commerciante di auto usate, ucciso la mattina del 16 luglio 2017 a Barrafranca, è collegato a vecchi attriti tra la famiglia di Pietraperzia che fa capo a Giovanni e Vincenzo Monachino e la famiglia di Barrafranca». Lo ha detto il procuratore di Caltanissetta Amedeo Bertone, nel corso della conferenza stampa per illustrare i dettagli dell’operazione Kaulonia, coordinata dalla Dda di Caltanissetta, che ha portato all’arresto di 21 persone da parte dei carabinieri del Ros.

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«Il movente specifico - ha continuato Bertone - sulla base dell’attività non si coglie. Certamente Marchì faceva parte di quello che nelle intercettazioni viene definito il "contropartito". Cioè in sostanza una fazione che non si allineava a quelle che erano le indicazioni della famiglia di Pietraperzia. In passato questa aggregazione era riconducibile a Salvo Saitta che era stato ucciso nel 1992».

Nel corso della conferenza stampa è emerso anche il ruolo di vertice della famiglia di Pietraperzia, che riusciva a mantenere rapporti, con la 'ndrangheta e con le famiglie di altri mandamenti nell’ambito della regione. «Il dato più significativo - ha detto Bertone - è quello che riguarda le modalità di riscossione di una estorsione ai danni di un cittadino della provincia di Enna che eseguiva, in ragione dell’appalto vinto, delle attività a Catania. Nelle riunioni si concordavano le modalità di estorsione. Il fatto che personaggi di rilievo di Cosa Nostra di Catania si siano recati a Pietraperzia dà la misura dell’importanza che la famiglia ha acquisito nel territorio».

Anche il comandante del Ros, Pasquale Angelosanto, ha sottolineato il ruolo di primo piano della «famiglia» di Pietraperzia, come dimostra il fatto che avrebbe ospitato le riunioni dei vertici di Cosa Nostra in preparazione delle stragi del '92.

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