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Sicilia, Calabria e Lettera 150 chiedono a Draghi il Ponte sullo Stretto

Cronaca

Ponte sullo Stretto, il ministero dà l'ok «Ma meglio a più campate, no al tunnel»

Di Francesco Carbone

Il Ponte sullo Stretto "s'ha da fare". Questa l’indicazione che arriva dal gruppo di lavoro del ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili che in un lungo documento tira le conclusioni dello studio fatto. Conclusioni che serviranno ad avere un 'contestò analitico più dettagliato nel quale calare poi la decisione necessariamente politica. Quindi per il gruppo meglio un ponte, possibilmente a più campate e non un tunnel per collegare Calabria e Sicilia. E meglio anche un finanziamento interamente pubblico dell’opera che potrebbe ripagarsi con pedaggi.

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Il gruppo di lavoro «ritiene che sussistano profonde motivazioni per realizzare un sistema di attraversamento stabile dello Stretto di Messina», si legge nelle conclusioni del lungo documento depositato. Più in dettaglio «il sistema con ponte a più campate consentirebbe di localizzare il collegamento in posizione più prossima ai centri abitati di Messina e Reggio Calabria, con conseguente minore estensione dei raccordi multimodali, un minore impatto visivo una minore sensibilità agli effetti del vento, costi presumibilmente inferiori e maggiore distanza dalle aree naturalistiche pregiate». Viceversa: " Per il sistema con tunnel in alveo appaiono più critiche le considerazioni sul rischio sismico, soprattutto in corrispondenza dell’attraversamento delle sponde per la presenza di estesi sistemi di faglie attive, non sufficientemente noti». Il gruppo di lavoro suggerisce di "sviluppare la prima fase del progetto di fattibilità limitando il confronto ai due sistemi di attraversamento con ponte a campata unica e ponte a più campate. La prima fase del progetto di fattibilità dovrà essere sottoposta ad un successivo dibattito pubblico».

SICILIA E CALABRIA: LO PAGHIAMO NOI

Un collegamento stabile dello Stretto «consentirebbe anche di aumentare notevolmente la integrazione delle due città metropolitane di Reggio Calabria e Messina, che già oggi esprimono circa il 30% della domanda di attraversamenti dello Stretto. Un’unica area metropolitana integrata dello Stretto, con i suoi circa 800 mila abitanti, costituirebbe un acceleratore di sviluppo più che proporzionale alla dimensione demografica». Il gruppo di lavoro ha, inoltre, «effettuato un confronto internazionale dei collegamenti realizzati con ponti e gallerie negli ultimi decenni. Da queste analisi risulta chiaramente che, fra le grandi isole del mondo senza un collegamento stabile e confrontabili con il caso italiano, la Sicilia ha il potenziale di collegamento in termini di rapporto fra abitanti e distanza dalla terraferma più alto, mentre esistono numerose isole che, pur possedendo un collegamento stabile, hanno potenziali di collegamento significativamente inferiori».
Per quanto riguarda il finanziamento dell’opera il gruppo di lavoro ritiene «più efficiente finanziare il sistema di attraversamento interamente e trasparentemente a carico della finanza pubblica, anche in relazione ai benefici diffusi che l'opera ha sull'intero Paese. Come detto dal ministro Enrico Giovannini il ponte richiede tempo mentre le risorse del 'recovery fund’vanno impegnate per opere che siano concretamente fruibili entro il 2026, tempi impossibili per destinare questi finanziamenti alla realizzazione di strutture così imponenti.
A questo proposito, al fine di destinare parte dei proventi e dei minori contributi pubblici necessari per l’attraversamento dinamico alla gestione e manutenzione dell’opera, il gruppo di lavoro propone di valutare diversi livelli di pedaggio per autovetture, autocarri, treni locali/regionali, treni ad Alta Velocità e treni merci, tali da stimolare la domanda di mobilità e lo sviluppo socioeconomico dei territori coinvolti».
Insomma ora la decisione passa al governo ma il gruppo ritiene sia necessario un intervento: Calabria e Sicilia «sono in condizioni di assoluto svantaggio, non solo rispetto alla parte più sviluppata d’Italia ma anche rispetto al Mezzogiorno preso nel suo insieme. Questo divario non si sta colmando ma, anzi, continua a crescere, accentuando gli squilibri territoriali e le disparità sociali». 

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