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In tempo di Qabbalah tra realtà "parallele" e resurrezione

I prossimi 12 e 13 gennaio lo scrittore e saggista Igor Sibaldi terrà due seminari

In tempo di Qabbalah tra realtà "parallele" e resurrezione

Igor Sibaldi, scrittore e saggista italiano, impossibile sentirlo parlare senza lasciarsi trasportare in altri mondi e in altri tempi, senza accendere lampadine che rischiarino nuove possibilità. Studioso di teologia, filologia, filosofia e storia delle religioni, autore di opere sulle Sacre Scritture e sullo sciamanesimo ma anche di narrativa e teatro, dal 1997 tiene conferenze e seminari in Italia e all'estero su argomenti di mitologia, di esegesi e di psicologia del profondo. Delle idee e delle cose fatte da Sibaldi si potrebbe fare un lungo elenco. Impossibile etichettarlo ma di certo è una fucina di idee, un creativo generoso.

“Resurrezione. L’arte di riportare indietro ciò che credevamo perduto”, è un libro che tratta della resurrezione, un tema poco trattato, soprattutto dalla cultura cattolica. Perché?

«All’inizio del Cristianesimo, lo gnosticismo, che poi sarebbe diventato una grande eresia, si fondava sui Vangeli che conosciamo anche noi, però andava oltre. Se, infatti, i vangeli cristiani glissano su quello che ha fatto Gesù dopo la resurrezione, nei vangeli gnostici, invece, si diceva ciò che ha continuato a spiegare ai discepoli dopo essere risorto. La chiesa, che si è fondata sulla morte di Gesù e dove il Pontefice è il medium fra uomini e l’Aldilà, non avrebbe più motivo di esistere se in giro ci fosse il fondatore».

Nel suo libro parla del mito di Iside e Osiride, la coppia divina più famosa della religione egizia. La dea non si rassegna alla perdita dell’amato sposo, quindi torna nel passato e trova il suo amato, rimanendo in attesa di un figlio suo. Questa storia da una parte fa cadere l’idea che il tempo sia una linea che punta sempre avanti, dall’altra fa pensare alle realtà parallele…

«Dal punto di vista della fisica attualissima, legata alla meccanica quantistica, una persona attraverso dei varchi temporali può uscire dal tempo e trovarsi in un altro tempo e quindi anche in un altro spazio. Questa idea oltre ad essere scientifica e religiosa, è anche psicologia. C’è infatti tutta una scuola psicologica francese della fine dell’800 che si basava proprio sulla possibilità di allargare l’idea di “adesso”. Sembrano idee del tutto nuove invece hanno radici antichissime».

Quali sono gli elementi necessari per resuscitare?

«Intanto bisogna distinguere fra resuscitare e risorgere. Risorgere vuol dire che una persona che non c’è più ritorna, che secondo me non è possibile, almeno non da soli. Resuscitare, invece, vuol dire far tornare qualcuno. Per resuscitare c’è una formula precisa che dà importanza a due elementi: il ricordo e il desiderio. Allora si resuscita una persona o una situazione quando la si ricorda. A questo bisognerebbe aggiungere il desiderio che andrebbe indirizzato al passato piuttosto che al futuro come siamo soliti fare. Questa cosa produce uno sfondamento temporale».

“La via dello splendore”. In questo seminario del 13 gennaio si percorreranno le vie della Qabballah ossia un metodo ebraico molto antico, ancora oggi viene usato. Cos’è?

«Un sistema di pensiero aperto di cui non si conosce l’origine esatta, alcuni dicono che risalga all’alto medio evo, altri che sia di epoca alessandrina, altri ancora la collocano più indietro. E’ un metodo di pensiero esemplare, molto aperto, prende elementi da tutto ciò che incontra: dall’Indusimo, dalla filosofia greca, dalla tradizione ebraica, quella egiziana e le usa per scoprire le cose. Seconda caratteristica essenziale della Qabbalah è che non esiste chi ha torto e chi ragione, se due qabballisti dicono cose opposte, possono essere ritenute interessanti entrambe».

Quale è il campo di ricerca dei qabbalisti?

«Noi abbiamo la psicologia e la cosmologia e questo è il nostro modo di mettere in ordine le cose, il nostro cosmo. Nella Qabbalah è diverso perché psicologia e cosmologia sono concomitanti cioè quello che scopri da una parte lo scopri anche dell’altra. Nella Qaballah si usa l’albero della vita, uno schema con dieci sfere e delle linee che le congiungono fra loro, questo modello collega l’estremo Aldilà con la nostra dimensione esistenziale, cioè per poter arrivare nell’estremo Aldilà bisogna fare questi passaggi. Un nostro filosofo direbbe sono assurdità, se invece si comincia a studiarle ci si accorge che sono di una coerenza ammirabile e di immediata applicabilità. Non esiste cosmologia nella Qaballah che non abbia riflesso pratico, immediato, psicologico. E’ un grande sistema di problem solving. Apre la mente e quindi molti problemi diventano piccoli e superabili».

Durante questo seminario si verificherà per i partecipanti un passaggio di livello. Come avviene?

«È una caratteristica di certe discipline antiche anche della filosofia greca cioè una persona parte che non sa niente e ad un certo punto avviene un salto, dacchè non ci si capisce niente a che si diventa esperti, non è un sapere che si accumula lentamente nel tempo. All’inizio si è perplessi, all’improvviso si diventa sapienti».

Lei afferma che negli esseri umani esistono dimensioni superiori. Quali sono?

«Il desiderio, ad esempio, è una dimensione superiore importante, seppur la più elementare di tutte. Si ha un desiderio quando ci si accorge che manca qualcosa, è una sensazione di carenza che però punta verso l’alto. La volontà, invece, è la più alta, è molto diversa dal desiderio, è puntata verso il basso, cioè ci si accorge che si ha e si è già tantissimo. La volontà si tratta solo di metterla in moto: - sono così grande, ma guarda che roba non mi ero accorto di essere così grande!».

Cos’è il tempo secondo lei?

«Il tempo è un operazione mentale, in natura gli animali non ce l’hanno, il mio gatto si stupirebbe se gli parlassi dell’orologio. La nostra mente in maniera naturale includerebbe assolutamente il presente, il passato e il futuro nel momento attuale, invece l’operazione del tempo ci mette nella condizione di dover stringere talmente tanto da pensare solamente al secondo che accade. Ecco questo è il delitto che abbiamo imparato a fare, “qui e ora” è una grande fregatura, una malattia mentale, noi siamo non solo “qui e ora”, noi siamo da un sacco di altre parti».

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