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Storia di Lenci De Santis, una fiumana di Sicilia

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Storia di Lenci De Santis, una fiumana di Sicilia

Di Redazione

PALERMO. Un piccolo libro, dal linguaggio semplice, autoprodotto, nato in famiglia, con una grande forza evocativa: quella delle esperienze personali che si fanno Storia. “L’esule fiumana - Storia di una vita” scritto a quattro mani da Marilù Furnari e Martina Spalluto (madre e figlia) intreccia tre generazioni e consegna alla memoria l’esperienza di Maddalena “Lenci” De Santis, mamma e nonna delle autrici, una dei 350mila italiani diventati profughi da un giorno all’altro dopo la cessione alla Jugoslavia delle terre d’Istria, in base al trattato di Parigi del 10 febbraio 1947.

Le autrici: Marilù Furnari con la figlia Martina Spalluto

Oggi che quella data è una solennità civile nazionale (istituita per legge il 30 marzo 2004) quella storia dolorosissima, segnata dagli orrori delle foibe riemerge dalle 125 pagine di questo libro (si trova on line e costa 9.90 euro) come un lessico famigliare sull’esodo giuliano-dalmata. «Mia madre ha sempre parlato poco della sua vita a Fiume - ricorda Marilù Furnari, medico, dirigente sanitaria all’ospedale dei Bambini di Palermo - ci raccontava degli aneddoti ma non tornava mai volentieri su quel periodo, credo che inconsciamente abbia voluto dimenticare tutto quello che una bambina di 13 anni aveva vissuto, troppo doloroso abbandonare i suoi giochi, la sua casa, la nonna amatissima. Oggi mia madre è contenta di questo libro, sente l’esigenza che molti lo leggano, che questa storia venga tramandata, è stato anche un modo per ritrovare altre sue amiche di Fiume dove non è mai più voluta tornare».

A riaprire quel cassetto dei ricordi è stata la caparbietà della nipote Martina, 16 anni che, da sempre, aveva il pallino dei mettere nero su bianco i racconti, sebbene centellinati della nonna. Il via a questo “stream of consciousness” è stato il lockdown e contemporaneamente, nel marzo scorso, la morte della sorella Betty. “Lenci” (il nome vero è Maddalena, ma il papà le aveva messo questo soprannome perché il suo viso da bambina gli ricordava le bambole in pannolenci ndr).

Nonna Maddalena con i tre nipoti Raoul, Lenci, Betty 

Da quei pomeriggi passati a tu per tu con la nonna, Martina ha raccolto e messo in fila, un fotogramma dopo l’altro la vita della nonna. L’infanzia a Fiume con mamma Lucia, i fratelli Raoul e Betty, la morte del papà Antonio, lo studio della musica, l’amatissima nonna Maddalena, i fascisti, i titini, le compagne vittime delle foibe, la fuga nel ‘48 con la famiglia e l’arrivo in Sicilia, a Termini Imerese, nell’ex caserma La Masa trasformata in campo profughi, il collegio di Maria di Monreale e l’amore con Pippo, il ragazzo che si innamorò di lei guardandola dal balcone di casa.

Lenci De Santis con il marito Pippo Furnari nel chiostro di Monreale

«Rispetto ai migranti di oggi - osserva Marilù Furnari - la loro situazione era ancora più difficile, perché erano profughi nella loro patria. In Sicilia furono accolti bene, ma, soprattutto all’inizio, c’erano delle difficoltà oggettive, non capivano la lingua, erano trattati da stranieri, avevano un’altra mentalità, venivano da un territorio molto diverso, mia madre era “la Continentale”».

Il primo capitolo del libro è dedicato ad inquadrare il periodo storico in cui si dipana la parabola familiare dell’esule fiumana. «È un libro pensato per i giovani perché questa storia non è mai studiata bene a scuola. Solo dal 2004 se n’è cominciato a parlare e ancora c’è molto da raccontare. Purtroppo Shoah e Foibe sono state sempre identificate come eccidi “di destra” o “di sinistra”. Morire o fuggire sono state però le uniche alternative per milioni di persone, e questo senza distinzione di carnefici o colore politico, eppure, per esempio, ancora oggi la questione intorno alle foibe è oggetto di dibattito continuo tra le forze politiche di destra e di sinistra. E non si comprende il perché».

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