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Governatori del Sud, un patto e forse anche un partito «per ridurre insieme il gap con il Nord»

A Napoli, oltre al campano De Luca che fa da padrone di casa, i presidenti delle Regioni Sicilia, Calabria, Molise e Basilicata. «Destra e sinistra scomposte - dicono - serve una forza che rappresenti al governo nazionale istanze del Meridione». E Musumeci lancia l'idea di un nuovo movimento

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Nello Musumeci

NAPOLI - Troppo presto per parlare di un futuro partito dei governatori meridionali, anche se Nello Musumeci strizza l’occhio all'ipotesi: «Un partito dei governatori del Sud? Se ne avverte l’esigenza - dice il presidente della Regione Sicilia - non lo vedrei di cattivo occhio». Per ora la riunione promossa oggi a Napoli dal governatore campano Vincenzo De Luca si limita a produrre la firma sotto un progetto comune per il rilancio del lavoro nel pubblico impiego nel Mezzogiorno e un’alleanza strategica da far pesare nei tavoli romani dove si decide il riparto delle risorse. Per il resto si vedrà.

Nella villa ottocentesca che fu della principessa Pignatelli, si ritrovano cinque governatori: Mario Oliverio (Calabria), Donato Toma (Molise) Marcello Pittella (Basilicata), Nello Musumeci e lo stesso De Luca. Michele Emiliano (Puglia), impegnato in un vertice sulla xylella, è rappresentato dall'assessore al Lavoro Sebastiano Leo. Assenti i ministri del M5S, ma lo stesso De Luca evita la polemica. Politici di diversa estrazione accomunati dai problemi di un Sud che - come spiega De Luca - nel decennio della crisi ha visto il suo Pil ridursi del 9,7% e aumentare il divario dal Nord. Di qui la necessità di un accordo politico per tutelare gli interessi meridionali attraverso «una grande battaglia comune».

Il ragionamento di De Luca è diretto: servono provvedimenti «choc» per dare speranza ai giovani, come un grande piano per il lavoro con 200 mila assunzioni nella Pubblica amministrazione, ma per questo serve che le Regioni meridionali mettano da parte i distinguo per andare uniti alla battaglia. «E' indispensabile - spiega De Luca - trovare un accordo politico perché quando si tratta di trovare le risorse il Nord è compatto, senza distinzioni tra destra e sinistra, il Sud invece no. Dobbiamo imparare - è l’appello che il governatore campano rivolge ai colleghi - a fare lobby in maniera positiva per tutelare le nostre comunità».

Ed elenca subito le priorità, come rivedere il criterio che regola il riparto delle risorse sulla base degli investimenti pregressi: «Per impedire - spiega - che chi è già all'inferno continui a sprofondare per scelte sbagliate che appartengono al passato e a un modo pulcinellesco di rappresentare il Mezzogiorno che non esiste più». Illustra il piano della Campania, tirocini e assunzioni per 10 mila giovani nella Pubblica amministrazione nel giro di due anni. «Questo progetto del lavoro - gli fa eco Musumeci - deve essere portato al tavolo nazionale. La partita si vince se creiamo un polo al di là delle appartenenze politiche». «Partiamo dai progetti sul lavoro in Campania e in Basilicata - sottolinea Pittella - e insieme costruiamo una piattaforma di contenuti per parlare al governo». Sulla stessa linea Oliverio: «Le regioni del Sud per esprimere le loro potenzialità hanno bisogno di negoziare con le istituzioni nazionali con un peso forte perché divisi non si incide». Un grande piano di investimenti pubblici è quello che reclama il governatore molisano Toma.

Quanto al partito dei governatori, Musumeci certo non si tira indietro: «Se ne avverte l’esigenza - afferma -, non vedrei di cattivo occhio una forza politica capace di rappresentare le istanze del Mezzogiorno non in termini di sciocca rivendicazione. Lo dico - aggiunge il presidente siciliano - davanti ai colleghi del centrosinistra. In Italia c'è l’esigenza di dovere scomporre e ricomporre l’area del centrodestra, sarà inevitabile e fisiologico. E noi dobbiamo dare agli emarginati e ai non garantiti del Sud l’idea di rappresentarli attraverso un progetto sano e concreto. In questa scomposizione del quadro politico italiano, in cui inserisco anche il centrosinistra, c'è la possibilità di rappresentare le istanze del Sud che sono diverse da quelle del settentrione, anche per vocazione, del resto noi guardiamo al Mediterraneo e loro al Baltico». E Musumeci detta anche i tempi: «Certo una forza politica non nasce da oggi a domani, ma anche dai risultati elettorali emerge questa esigenza. Se ci vedremo tra qualche mese forse avremo qualche idea in più».

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