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Nè Nibali, nè Quintana, al Giro sull'Etna trionfa lo sloveno Polanc

Di Nunzio Currenti

Jan Polanc (UAE Emirates) ha vinto per distacco la 4/a tappa del 100/o Giro d’Italia di ciclismo, da Cefalù (Palermo) all’Etna, lunga 181 chilometri. Lo sloveno ha trionfato dopo una fuga di 179 chilometri, partita con altri tre corridori.

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«Ringrazio tutti: la squadra, la famiglia, quelli a casa e chi mi supporta. Questa vittoria ci voleva, dopo quella sull'Abetone, al Giro d’Italia 2015. Sono veramente felicissimo per avere vinto sulla prima salita. Non avrei mai immaginato di arrivare al traguardo, perché il vantaggio era ridotto. Nel finale ero senza energia, cercavo di prendere forza». Queste le prime parole di Jan Polanc, che al Giro aveva trionfato due anni fa sull'Abetone.

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I big sono stati frenati dal vento e, alla fine, il solo Vincenzo Nibali, arrivato decimo, si è fatto vedere con uno scattino quando mancavano 3 chilometri al traguardo: un allungo che ha fatto il solletico ai rivali. Il messinese domani voleva presentarsi da profeta in patria nella città d’origine con la maglia rosa addosso, invece non è andato oltre un’accelerazione senza conseguenze. Lo sloveno si è trovato al fianco di Eugenio Alafaci (Trek Segafredo), Jacques Janse Van Rensburg (Dimension data) e Pavel Brutt (Gazprom Rusvelo). A una quindicina di chilometri è rimasto solo e ha resistito fino alla fine al tentativo di rimonta di Ilnur Zakarin, che non è andato oltre un ritardo di 20» dal vincitore di tappa. Polanc si è presentato all’arrivo con un fardello di 179 chilometri di fuga. 

Il lussemburghese Bob Jungels (Quick-step Floors) è invece la nuova maglia rosa del 100/o Giro d’Italia di ciclismo, dopo la 4/a tappa, partita stamattina da Cefalù (Palermo) e conclusa poco fa sull'Etna. 


Non pervenuto, invece, Nairo Quintana, il "Kondor" che è arrivato dalle Ande per insidiare il trono di Vincenzo I da Messina e da tempo ormai è soprannominato "Magnana", per via della tendenza a rinviare sempre di un giorno il proprio attacco. Difficile decriptare il suo stato d’animo, la sua condizione. A questo punto sarà il Blockhaus a fornire l’esatta dimensione della grandezza e della pericolosità di Quintana, reduce da durissimi allenamenti in alta quota, ma sempre avido di azioni pirotecniche. 

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