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«L'Italia si risolleva», le parole di Mattarella e la lotta al Covid che passa dai vaccini (anche AstraZeneca)

Di Luca Laviola e Matteo Guidelli

ROMA - L’Italia, «colpita duramente dall’emergenza sanitaria», è «capace di risollevarsi dalle avversità e di rinnovarsi». Il presidente della Repubblica, nel 160/esimo anniversario dell’Unità, esorta a non perdersi d’animo, perché nella pandemia il Paese «ha dimostrato ancora una volta spirito di democrazia, di unità e di coesione». «Nel distanziamento imposto dalle misure di contenimento ci siamo ritrovati più vicini e consapevoli di appartenere» a una sola comunità, dice Sergio Mattarella.

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Il messaggio del Capo dello Stato arriva in un’Italia confusa dalle notizie su AstraZeneca e in cui si cerca di non rallentare la campagna vaccinale nonostante lo stop almeno fino a domani al prodotto anglo-svedese, in attesa delle decisione dell’Agenzia europea del farmaco (Ema). Decine di milioni di dosi sono in arrivo, con Pfizer-Biontech a fare la parte principale. La somministrazione di massa da metà aprile, anche con Johnson&Johnson, dovrà assolutamente decollare. Cinquanta milioni le dosi nel secondo trimestre, ribadisce il ministro della Salute Roberto Speranza, secondo il quale «quanto avvenuto nelle ultime ore non incrina la nostra fiducia. La campagna di vaccinazione va quindi avanti e accelera».

Tra le opzioni previste per la riduzione di eventuali ritardi sul cronoprogramma, dovuto in queste ore allo sospensione di AstraZeneca in via precauzionale, c'è anche il ricorso a turni straordinari per il personale addetto alle vaccinazioni. Si lavorerà anche sabato e domenica nelle regioni dove non era già previsto.

Una mossa compresa nel piano nazionale del commissario Francesco Figliuolo è il coinvolgimento delle farmacie nella campagna. «Stiamo lavorando a un intervento normativo per favorirne l’impegno», afferma Speranza, così come quello degli infermieri. Al momento i farmacisti non possono eseguire un vaccino nel proprio negozio e dunque saranno i medici, supportati da specifiche equipe, a somministrare l’anti-Covid.

«L'indicazione va incontro alle esigenze di milioni di cittadini che altrimenti avrebbero grandi difficoltà ad accedere ad un punto vaccinale», osserva il presidente di Federfarma Marco Cossolo. Firmato il protocollo per gli odontoiatri: l’adesione sarà volontaria e potranno somministrare i vaccini negli studi o presso i centri vaccinali.

Ieri con una circolare la polizia ha rassicurato funzionari e agenti già vaccinati, «anche con i lotti sequestrati» dalla magistratura, che «non vi è nessun pericolo e nessuna necessità di effettuare controlli», salvo segnalare eventuali reazioni avverse. E vanno avanti le inchieste sui decessi avvenuti dopo le vaccinazioni per accertare eventuali collegamenti: a Mantova la procura ha aperto un’inchiesta su un carabiniere di 50 anni morto dopo un’operazione per emorragia cerebrale a 11 giorni dalla vaccinazione con AstraZeneca.

Intanto si moltiplicano le voci che chiedono una strategia informativa istituzionale per convincere gli italiani a vaccinarsi e della affidabilità di AstraZeneca, se come probabile otterrà un nuovo via libera Ema. «Sarebbe importantissimo se le autorità, come il ministro Speranza, il premier Draghi o il presidente dell’Aifa si vaccinassero con AstraZeneca, un gesto convincente per la popolazione», dice Silvio Garattini, direttore dell’Istituto farmacologico Mario Negri.

Domani saranno commemorate le ormai oltre 103 mila vittime del Covid con bandiere a mezz'asta negli edifici pubblici. ED è stato scelto proprio il 18 marzo per la Giornata nazionale per ricordarle: il disegno di legge che la istituisce è stato approvato all’unanimità.

Restano i numeri. Dei quasi 15,7 milioni di dosi previste entro il 31 marzo ne sono arrivati 9,3; ne mancano 6,4 milioni e di questi quasi 2,9 sono di AstraZeneca. Nei prossimi 15 giorni dovrebbero in ogni caso arrivare più di 3 milioni di vaccini a settimana, se tutto andrà come previsto. Se invece dovesse mancare AstraZeneca, le dosi fino a fine mese sarebbero solo 3,5 milioni. Da aprile a giugno l’'Italia attende 52,4 milioni di dosi. A queste va aggiunta la percentuale dei 10 milioni in più che produrrà Pfizer, circa 1,3 milioni. per un totale di 53,7 milioni. La cui la gran parte (23,1) proprio dalla multinazionale Usa. Dosi sufficienti a vaccinare più di 30 milioni di persone entro la fine di giugno (7,3 milioni con Johnson&Johnson e 23,2 con gli altri). Se dovessero mancare le 10 milioni di dosi previste da Astrazeneca, il peggior scenario possibile, potranno essere vaccinati 18,2 milioni di italiani, più 7,3 con J&J, dunque oltre 25 milioni.

Finora sono state somministrate in Italia oltre 7,1 milioni di dosi, per un totale di quasi 2,2 milioni di persone vaccinate anche con il richiamo. Il 3,5 per cento della popolazione. L'obiettivo è arrivare all’80% entro fine settembre, tra poco più di sei mesi. E molte regioni a quel punto potrebbero seguire la via del Lazio che, dal 20 marzo, rilascerà un certificato vaccinale allegato al fascicolo sanitario elettronico. 

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