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Lavoro

Giornalismo, sit-in a Palermo: no a precari e sfruttamento

Di Redazione

PALERMO - Rilancio dell’occupazione con incentivi per favorire le assunzioni, modifica dell’attuale norma sui prepensionamenti con l’obbligo di assunzione di un giovane giornalista o la stabilizzazione di un collaboratore di lungo corso per ogni uscita anticipata, riforma della legge di sistema dell’editoria, attuazione delle legge sull'equo compenso 233/ 2012. Ed ancora, abolizione del cococo, figura impiegata in maniera massiccia nel settore editoriale e che maschera lo sfruttamento selvaggio di quelli che sono ormai i "braccianti" o «rider» dell’informazione, giornalisti che svolgono lo stesso lavoro dei dipendenti ma senza tutele; ma anche riforme della Rai e del sistema delle provvidenze pubbliche; sblocco in Senato, dove è ferma, della proposta di legge sulle cosiddette querele bavaglio; norma per l’abolizione del carcere per i cronisti sempre ferma in Senato. Ed ancora, azioni concrete per salvare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani. Una delegazione di giornalisti siciliani, guidata dal segretario regionale Roberto Ginex, alla presenza tra gli altri del presidente dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia Giulio Francese, ha manifestato con un sit-in, questa mattina, davanti alla prefettura di Palermo, per chiedere al governo nazionale un impegno serio per risolvere problemi che si trascinano da decenni.

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«Ringraziamo il prefetto di Palermo Giuseppe Forlani - dice il segretario di Assostampa Sicilia Roberto Ginex - che ci ha ricevuti e al quale abbiamo consegnato il documento con il quale i giornalisti intendono sensibilizzare il governo nazionale affinché riconosca il ruolo di chi ogni giorno informa i cittadini, anche con provvedimenti concreti a tutela della dignità, dei diritti e delle tutele degli operatori del settore. Il sistema dell’informazione in Italia vive un profondo stato di difficoltà, vittima di leggi retrograde e di una crisi economica senza precedenti nell’editoria. Posti di lavoro cancellati in misura sempre maggiore, precariato dilagante, uso reiterato degli ammortizzatori sociali con conseguenti tagli alle retribuzioni, concentrazioni che cancellano il pluralismo, querele bavaglio. Chiediamo di rilanciare il settore e progettarne il futuro anche con il Pnrr. L’informazione, pilastro della democrazia di ogni paese, non può venire esclusa dalle risorse del Piano». 

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