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Europee, lo "strappo" in Fi ma non solo: ora in Sicilia "ballano" 200mila consensi

Di Redazione

CATANIA - E adesso a chi andranno i voti di Salvo Pogliese? All'indomani dello strappo del sindaco di Catania, che ha annunciato l’uscita da Forza Italia in polemica con le scelte sulle candidature alle Europee, si pensa già alla mappa della campagna elettorale. Che in Sicilia - fra matrimoni (d’interesse) sfumati, trombati delle liste e disimpegni tattici in attesa di tempi migliori - assume una connotazione particolare: sul piatto restano, ancora per poco, almeno 200mila voti (stima per difetto, certificata da “esperti” del settore) “orfani” di candidati. Le macchine acchiappa-voti, per adesso, restano in garage, magari per poi decidere di farsi un giro. Per premiare il migliore offerente, o più semplicemente per sostenere una lista (o qualcuno al suo interno) per contarsi. Magari un test, a costo quasi zero, per misurare la fattibilità di nuovi scenari. Futuri, ma anche solo futuribili.

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Partiamo proprio da Pogliese. «Non c’è fretta, deciderò con il mio gruppo», ha detto a "La Sicilia" rispondendo sul bivio di centrodestra. Che è un po’ dire se vuoi più bene a mamma (Giorgia Meloni) o papà (Matteo Salvini). In palio magari non ci sono i 70mila suffragi con cui è stato eletto sindaco di Catania, ma gran parte dei 61.701 con cui cinque anni fu il candidato alle Europee nella lista di Forza Italia nelle Isole. A chi andranno? Il cuore dice Fratelli d’Italia, ma la la testa magari suggerisce Lega. Quest’ultima è anche l’idea di Basilio Catanoso, subito dimissionario da Fi, avvistato più volte con Giancarlo Giorgetti, eminenza grigia del Carroccio, che gli avrebbe chiesto una prova (numerica) di fiducia in tempi non sospetti. Catanoso e Pogliese sono tornati in piena sinergia dopo una freddezza dovuta all'accordo dell’ex parlamentare acese proprio con il nemico Gianfranco Miccichè, che gli diede il passaporto per la candidatura alle Politiche 2018, sbarrando la strada all’altro “socio” Pogliese, che poi si candidò a sindaco. Ma è acqua passata. E i due - assieme a sindaci, consiglieri e dirigenti di tutta la Sicilia orientale - prenderanno una decisione a breve. «Non è detto che sia prima delle Europee», dice il sindaco di Catania. Che, in attesa di capire lo scenario post 26 maggio, potrebbe restare in surplace limitandosi a un appoggio occulto a Salvatore Cicu, suo ex collega a Bruxelles, oltre che uomo di Antonio Tajani, che s’è molto battuto per Pogliese nell’euro-faida contro Miccichè.

Per tamponare l’emorragia di ex An, il leader regionale nominerà Marco Falcone commissario del partito a Catania. L’assessore riunirà i suoi sabato. Al grido di «Forza Italia, a Catania, c’è». E lancerà la volata a Milazzo, magari in accoppiata con una donna. Altri voti da ridistribuire sono quelli di Giovanni La Via, infine escluso. I quali sono (erano) in larga parte un vecchio appannaggio di Pino Firrarello e Giuseppe Castiglione, che, pur non essendosi strappati i (pochi) capelli per sostenere la ricandidatura dell’uscente (56mila voti nel 2014, ma erano altri tempi), ora gli attestano stima e riconoscenza. «È stato uno dei migliori eurodeputati», dice l’ex sottosegretario alfaniano. Che prova a convincere «l’ottimo sindaco e amico Salvo» a ripensarci «rivalutando la sua posizione». Nel frattempo Castiglione riceve sollecitazioni da più parti: non solo da Saverio Romano, in nome dell’origine dc, ma ovviamente anche da Miccichè, che ha spalancato la porta al ritorno degli ex alfaniani per poi sbatterla in faccia a La Via per Bruxelles.

Ma una dote tradizionalmente ben più massiccia (e fideizzata) di preferenze è quella di Raffaele Lombardo. I suoi Autonomisti, in condominio con i Popolari, alle Regionali totalizzarono 136mila voti, almeno i 3/5 dei quali rivendicati dai Raf-boys. E ora che la Meloni è stata lasciata all'altare di un accordo elettorale che prevedeva almeno un candidato lombardiano in lista alle Europee in Sicilia? Lui, il sempiterno leader, tornato a dire la sua anche ai media, non si nasconde. «Decideremo cosa fare, ma non resteremo disimpegnati. Qualcuno dovremo pure appoggiarlo...». Una lista infinita di telefonate, ma anche un paio di incontri. Sul tavolo più opzioni. Quella più probabile, anche dopo un chiaro segnale di Arcore, sembra Forza Italia. Miccichè ha già incontrato Raffaele, con Roberto Di Mauro “notaio”. Interessato, il vicepresidente dell’Ars, magari a contarsi su Giorgia Iacolino, figlia d’arte. In ogni caso «mai con questa Lega», dice Di Mauro. Il che non è un mai dire mai. Ma Lombardo pensa in grande. E, pur lasciandosi lusingare sull’appoggio a Milazzo, parla anche con Romano, con il quale ha chiarito vecchie ruggini. Ma l’unico modo per misurare il contributo di Lombardo alla causa forzista sarebbe puntare su candidati non “strutturati”, magari il tandem composto da Silvio Berulsconi e Gabriella Giammanco. Anche in funzione di un futuro dialogo più strutturale con il Cav. Ma il cielo non è necessariamente azzurro. Lombardo vanta un rapporto consolidato con Giorgetti, che avrebbe tutto l’interesse di rispolverarlo magari per un “aiutino” ad Angelo Attaguile, che fra l’altro è un ex Mpa che non ha mai rotto il rapporto con Lombardo. Magari, in perfetto stile “rosone” autonomista, la soluzione potrebbe essere sparare la raffica di preferenze trasversalmente. Vedremo.

Chi invece ha chiaramente detto di non volersi schierare è Nello Musumeci, che ha addirittura vietato ai suoi di fare campagna elettorale. L’unico apertamente ribelle, con coerenza, è Raffaele Stancanelli, in lizza con FdI, autosospesosi da DiventeràBellissima. Ma il movimento (114mila voti alle Regionali), dopo aver vinto il campionato siciliano, non gioca la Champions League. E anche qui c’è una prateria di voti in cerca di candidati. Alcuni, per i rapporti consolidati con la base (e ad alcune simpatie con big ragusani, messinesi ed etnei) andranno de plano proprio all’odiato (da Musumeci, ma non solo) senatore meloniano. Ma ce ne sono moltissimi in libertà. Alcuni in direzione Forza Italia: Cicu (con il “like” di Alessandro Aricò) e Romano (dialogo con Giusi Savarino, e non solo con lei). Ma il flop dell’accordo Autonomisti-Meloni e l’uscita di Pogliese da Forza Italia cambia le carte anche sul tavolo dei musumeciani. Che adesso, con il più che mai ascoltato Ruggero Razza in testa, rivendicano come «lungimirante e vincente» la scelta di non schierarsi alle Europee. Il feeling con il sindaco di Catania (a meno che non vada con Giorgia) e la prospettiva di un nuovo quadro di centrodestra dopo il 26 maggio suggeriscono di aspettare. Per arrivare alla «seconda gamba» da protagonisti. Magari senza parteggiare per nessuno di Forza Italia, anche per non scombussolare i già precari equilibri all’Ars. Ma senza essere scorbutici nei confronti del garbato corteggiamento del leghista Attaguile (che ha chiamato Razza, il quale resta sempre in contatto con l’immancabile Giorgetti), rispondendo con un sostegno soft. Lo stesso che qualcuno degli uomini del presidente, stimolato dall’assessore Totò Cordaro, potrebbe garantire a Romano.

E sarebbe proprio l’ex ministro centrista il destinatario di altre attenzioni di altri “orfani” di candidati. Alcuni ex Ncd: trattative a Bronte, ma discorsi ben avviati con Vincenzo Fontana e con Pietro Alongi, oltre che con la “diversamente autonomista” Marianna Caronia. E poi la Sicilia Futura (115mila voti alle Regionali) che Totò Cardinale ha rimesso in gioco, «deluso da come ci ha trattato il Pd». Il deputato regionale Edy Tamajo potrebbe essere della partita forzista-centrista, così come Beppe Picciolo, che a Messina sostiene Dafne Musolino, la candidata Udc infiltrata dal sindaco Cateno De Luca. Che, già in euro-campagna elettorale, ci ha subito preso gusto. «Sarà la prova per le prossime Regionali, in cui mi candiderò per fare il governatore», dice. Più disincatato Nicola D’Agostino: «Siamo indipendenti dal Pd, ma non dobbiamo misurarci alle Europee». Qualcuno gli attribuisce una simpatia dem Pietro Bartolo. «Mi piace, ma manco lo conosco. Come fai a far votare un candiato che nemmeno conosci...», taglia corto il deputato acese. Così come c’è tutt’altro che frequentazione fra Luca Sammartino e lo stesso medico di Lampedusa, seconda scelta che - dopo Caterina Chinnici - sembra ora nel cuore del renziano “Mr. 32mila preferenze”, vista l’assenza (voluta o forzata?) di Valeria Sudano dalla scheda elettorale. Nella quale invece c’è l’uscente Michela Giuffrida, che mette d’accordo tutti (o quasi) i colonnelli zingarettiani di Sicilia. Una corazzata variopinta. Ma con molti, moltissimi voti. Che non sono in orfanotrofio.

Twitter: @MarioBarresi

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