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Politica

Italia Viva, Valeria Sudano c'è: «Renzi mi accolse, ora lo seguo»

Di Mario Barresi
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Senatrice Sudano, non è stata avvistata al terminal renziano delle partenze. Che fa, resta nel Pd?

«Io, proveniente da una cultura politica diversa, entrai nel Pd accolta da Matteo Renzi in una fase in cui il partito era pieno di energia del fare, innovativa e riformista. E ora ho deciso di seguirlo, per far rinascere lo stesso spirito in un altro spazio politico».

Nel Pd di oggi non era possibile?

«Il Pd ha dimostrato di non essere pluralista. Forse non lo è mai stato».

Magari non lo era neppure all’epoca di Renzi dominus...

«Il punto è che il partito è pieno di dinamiche legate a rancori personali, che non ti consentono di fare politica, di impegnarti per la collettività. Perdi tempo a difenderti da chi organizza strategie per fare fuori i nemici».

Senatrice, sia sincera: lei in questo Pd, non s’è mai sentita a proprio agio.

«C’è stata una tendenza, a livello nazionale, di far pagare il prezzo di una sorta di peccato originale a chi non venisse dall’esperienza dei Ds. Io sono entrata, senza sgomitare né nascondere le radici politiche personali e familiari. Ma non sono stata mai accettata davvero, soprattutto in Sicilia. Sei anni dopo, qualcuno ancora continua a considerarmi un corpo estraneo».

Eppure Guerini e Lotti restano nel Pd. E lei è nella corrente di Base riformista. Un altro prezzo, umano e politico, che paga in nome della scissione.

«Una scissione è sempre una sofferenza. Nel Pd lascio anche tanti amici con cui il rapporto, innanzitutto umano, continua. Guerini e Lotti li ringrazio: mi hanno accompagnato in questi anni. Ma le ragioni della mia scelta sono molto profonde. E una corrente di renziani non può essere un’alternativa alla leadership di Matteo Renzi».

Dicono che Renzi abbia accelerato l’uscita dopo la delusione per qualche posto di sottosegretario in meno, magari uno sarebbe toccato a lei. Staccherete la spina al governo giallorosso quando il leader si sarà scocciato di stare con i grillini?

«I posti non c’entrano. Questo governo era necessario per evitare disastri al nostro Paese. Lasciamolo lavorare, i nostri gruppi parlamentari lo sosterranno. Ma una cosa è l’appoggio leale al governo Conte, ben altra è immaginare un’alleanza stabile, a partire dalle Regionali, del Pd con il M5S. È la contaminazione di mondi estremi. una deriva distante dal partito riformista e liberale in cui ero entrata».

Senatrice, sembra quasi sollevata da questa scelta. È come se fosse saltato un tappo. Anche per chi resta nel Pd senza di voi, magari, sarà lo stesso...

«Io parlo per noi. Sarà più facile aggregare le energie migliori, far riscoprire ai giovani la bellezza della politica, magari formandoli. Ci rivolgeremo a tutti gli amministratori che praticano la politica del fare e che sono il front-office di tutti i veri problemi dei cittadini nelle loro comunità. Parliamo al nostro mondo: un mondo moderato che non ci capiva più. E a quel mondo cattolico, forte e radicato nel Paese, che corrisponde alla cultura politica che mi ha trasmesso la mia famiglia. È uno spazio libero, oggi, nell’Italia degli estremisti. È uno spazio enorme».

In tutta l’intervista c’è un convitato di pietra: Luca Sammartino. Ovviamente verso il partito di Renzi viaggerete nello stesso tandem anche stavolta ...

«Io sono a Roma, ci stiamo occupando di formare i gruppi in Parlamento. Il successivo passo sarà lavorare nei singoli territori, a partire dalla Sicilia».

Ma è chiaro che in Sicilia vale l’equazione Sudano uguale Sammartino..

«Faccia un po’ lei...».

Segue risata. Liberatoria.

Twitter: @MarioBarresi

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