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Tartaday, centri di recupero e cura aperti per la salvaguardia delle tartarughe marine

Fino a metà agosto saranno organizzate le liberazioni degli esemplari curati e pronti per tornare a vivere in mare

Tartaday, centri di recupero e cura aperti per la salvaguardia delle tartarughe marine

ROMA - Il 6 agosto è stato il giorno fissato per il Tartaday, la giornata dedicata alla salvaguardia delle tartarughe marine e del loro habitat, e per l’occasione tantissimi centri di cura e recupero di questi animali hanno aperto le porte ai visitatori per illustrare il loro lavoro e far conoscere da vicino le tartarughe marine ancora ricoverate. Inoltre - informa una nota - fino alla metà di agosto i centri organizzeranno le liberazioni degli esemplari curati e pronti per tornare a vivere in mare. Gli eventi (http://www.tartalife.eu/it) potranno essere seguiti da cittadini e turisti sulle spiagge o sulle barche che accompagneranno gli esemplari verso la libertà.


Tartaday è una delle iniziative organizzate nell’ambito del progetto finanziato dalla Commissione europea TartaLife, che in tre anni ha permesso di curare presso i centri che aderiscono al progetto e restituire al mare circa 900 tartarughe. «Un numero che è in netto aumento rispetto a cinque anni fa - ha dichiarato Alessandro Lucchetti del CNR-ISMAR di Ancona, capofila del progetto - segno evidente che l’intensa opera di formazione e sensibilizzazione dei pescatori italiani coinvolti nel progetto TartaLife sta dando buoni frutti. Infatti, la maggior parte delle tartarughe che arrivano ai centri di recupero sono conferite proprio dai pescatori. Tutti i centri stanno collaborando con passione, ma i centri Adriatici della Fondazione Cetacea (a Riccione) e di Legambiente (a Manfredonia), risultano essere i più attivi, riuscendo a curare ogni anno centinaia di tartarughe».


L’attività condotta durante TartaLife ha permesso di stimare che, solo in Italia, ogni anno circa 50mila tartarughe marine Caretta caretta sono vittime di catture accidentali, con la possibilità di circa 10mila decessi; le reti a strascico e le reti da posta, con oltre 20mila eventi di cattura stimati e i palangari, con oltre 8mila costituiscono le principali minacce alla conservazione della specie. Deleteria anche l’ingestione di plastiche e rifiuti abbandonati in mare. Lo scorso anno sulle nostre coste sono stati certificati 60 nidi (quindi si presume siano stati oltre un centinaio, considerando la difficoltà di censimento) di cui 41 sulle coste della Calabria, e quest’anno probabilmente i numeri saranno ancora più alti. 

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