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Ragusa, se all'ex sindaco grillino "No Triv", chiedono 45 milioni di royalties

La Corte dei Conti ha evidenziato che «non risultano rendicontate, non essendo state dettagliate le destinazioni, le entrate per royalties petrolifere, accertate per quella cifra nel 2016»

Ragusa, se all'ex sindaco grillino "No Triv", chiedono 45 milioni di royalties

Federico Piccitto

Ragusa - Quando il No andava di moda, a Ragusa il pentastellato parlava di #NoTriv. Hashtag che Federico Piccitto, il sindaco che vinse col 70% il ballottaggio del 2013, sdoganò col sicilianissimo “A Ragusa nun si spirtusa”. Il principio era chiaro: il M5s si lanciava a capofitto nella battaglia ambientalista ed era pronto a immolarsi, contro gli interessi delle multinazionali, affinché non arrivassero nuove trivelle, né in mare né in campagna.

A novembre del 2015 il sindaco-ingegnere fece il giro del web in un video rilanciato dal Blog delle Stelle in cui annunciava la rivoluzione: «Stiamo trasformando Ragusa in una delle poche città, forse l'unica, dove le zone in cui potrebbero nascere nuove trivelle saranno convertite in aree agricole. Così, d'ora in avanti, ogni nuova richiesta di perforazione sarà irricevibile in partenza. E questo ha un valore aggiunto in una Sicilia dove la Regione si accorda con le multinazionali petrolifere per favorire nuove trivellazioni, pure in mare. Con la modifica al Prg, si cambia musica. L'oro di Ragusa non è certo nero come il petrolio, per noi del Movimento, è verde come la nostra terra che vogliamo tutelare». Peccato che, dopo oltre un anno dalla ribalta web nazionale, la delibera della giunta ragusana venne ritirata durante la discussione in consiglio comunale.

Nel frattempo le trivelle continuavano a tirar su petrolio e nelle casse comunali continuavano ad arrivare i proventi delle royalties. Soldi che lo stesso sindaco Piccitto, nonostante le provocazioni delle opposizioni che lo sfidavano a rinunciarvi in nome dell’ideologia ambientalista, utilizzò di buon grado nel bilancio. «Un Comune può non incassare royalties previste dalla legge? Se prendessi questa decisione, mi condannerebbero per danno erariale», dichiarava Piccitto al nostro giornale a settembre del 2016. Scelta lineare, che andò a scontrarsi con il criticato utilizzo di queste risorse. «Per spesa corrente piuttosto che in investimenti» è stato per anni il coro unanime degli oppositori, in prima linea il deputato regionale del Pd, ed ex sindaco di Ragusa, Nello Dipasquale. «Il danno erariale il sindaco potrebbe commetterlo facendo lievitare le spese correnti, insistendo su un utilizzo delle royalties improprio», gridava Dipasquale allora. Così come adesso che la Corte dei Conti sta indagando sulla questione. Le osservazioni dei magistrati contabili (Sezione di Controllo per la Regione Siciliana), sono state notificate a Palazzo dell’Aquila il 15 ottobre e si riferiscono ai rendiconti di gestione degli esercizi 2015 e 2016 nonché al bilancio di previsione 2016-18. Tra i dieci punti contestati all’ente ibleo, ha confermato l’attuale amministrazione, la Corte dei Conti ha evidenziato che «non risultano rendicontate, non essendo state dettagliate le destinazioni, le entrate per royalties petrolifere, accertate per 28.338.860,82 di euro nel 2015 e per 16.457.877 di euro nel 2016». Sulla base di questo «non risulta quindi possibile verificare il rispetto del vincolo di utilizzo previsto dall’articolo 13 della legge regionale 9/2013».

Il Comune di Ragusa, nell’udienza dello scorso 24 ottobre, ha presentato le controdeduzioni. Ma, sempre dalle parole dell’attuale amministrazione, «per quanto riguarda i rilievi sulla destinazione delle royalties, la Corte non ha ritenuto sufficientemente esaustivi i chiarimenti forniti. Nel giro di una decina di giorni sulla base della pronuncia capiremo se ci saranno ulteriori implicazioni». E, se da un lato i Cinque stelle si trincerano dietro alla considerazione che «ogni anno al Comune arrivano rilievi dai magistrati contabili, tutto sarà come sempre chiarito», dall’altro le opposizioni rimangono in attesa, col dito puntato di chi «lo aveva detto per tempo, ma non è stato ascoltato».

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