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Salute

Alimentazione: Iss, meno sale nei piatti degli italiani, in 10 anni -12%

Di Redazione

Roma, 14 dic. (Adnkronos Salute) - Piatti più sani sulle tavole degli italiani. In dieci anni si è ridotto il consumo medio di sale di circa il 12%, passando da un'assunzione media giornaliera di 10,8 g negli uomini e 8,3 g nelle donne nel 2008-2012 a rispettivamente 9,5 g e 7,2 g nel 2018-2019. E' quanto emerge dal monitoraggio nella popolazione italiana adulta dei livelli urinari giornalieri di sodio, indicatori del consumo abituale di sale, i cui risultati sono disponibili online sulla rivista 'Nutrition, Metabolism and Cardiovascular Diseases'.

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Il monitoraggio, partito nel 2008, è promosso e finanziato dal ministero della Salute - Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ccm), e condotto dal Dipartimento malattie cardiovascolari, endocrino-metaboliche e invecchiamento dell'Istituto superiore di Sanità (Iss), in collaborazione con l'università degli Studi di Napoli Federico II.

"Lo studio – spiega Chiara Donfrancesco, ricercatrice dell'Iss, responsabile dell'indagine - ha confrontato i dati in campioni estratti casualmente dalla popolazione generale adulta nel 2008-2012 e nel 2018-2019 nell'ambito del Progetto Cuore. I campioni di popolazione coinvolti riguardano, per ciascun periodo, circa 2.000 uomini e donne di età compresa tra i 35 e i 74 anni residenti in 10 Regioni italiane, distribuite tra il Nord, il Centro e il Sud Italia: Piemonte, Lombardia, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Abruzzo, Basilicata, Calabria e Sicilia. Abbiamo così potuto osservare riduzione significativa dell'assunzione di sale in 10 anni".

La riduzione è stata rilevata, sebbene in misura diversa, in quasi tutte le Regioni esaminate e in tutte le classi di età, categorie di indice di massa corporea (normopeso, sovrappeso, obesi) e livelli di istruzione, e corrisponde a oltre un terzo rispetto all'obiettivo del 30% indicato nel Piano d'azione globale dell'Oms da raggiungere entro il 2025.

"La diminuzione dell'assunzione di sale - afferma Pasquale Strazzullo, già docente di Medicina Interna all'Ateneo Federico II e coautore dello studio - è stata dimostrata efficace nel ridurre la pressione arteriosa e il rischio di malattie cardiovascolari associate ed è identificata come una delle misure più convenienti, in termini di costi-benefici, per la tutela della salute a livello di popolazione. Per questo motivo, una riduzione relativa del 30% dell'assunzione media di sale entro il 2025 è tra i nove obiettivi strategici che l'Oms ha incluso nel Piano d'azione globale 2013-2020 per le malattie non trasmissibili".

Nel corso delle indagini condotte del Progetto Cuore (www.cuore.iss.it), sono stati valutati anche i livelli urinari di potassio, come indicatore del consumo di frutta, verdura e legumi, alimenti fra tutti più ricchi in potassio, il cui apporto, contrariamente a quello del sale, deve aumentare, in quanto associato ad un minor rischio di diverse malattie non trasmissibili, tra cui patologie cardiovascolari, calcolosi renale e osteoporosi. I risultati, anch'essi online sulla medesima rivista scientifica, hanno messo in luce che siamo lontani dagli almeno 3.510 mg raccomandati dall'Oms: nel 2008-2012, la stima della media giornaliera di assunzione di potassio era pari a 3.147 mg negli uomini e a 2.784 mg nelle donne e nel 2018-2019 è stata di 3.043 mg e 2.561 mg rispettivamente. Un apporto medio di potassio inferiore rispetto a quello adeguato è stato riscontrato in tutte le Regioni esaminate, classi di età, categorie di indice di massa corporea e livelli di istruzione.

"È bene sottolineare - sottolinea Daniela Galeone, dirigente medico del ministero della Salute e referente del Programma 'Guadagnare salute: rendere facili le scelte salutari' e del Piano nazionale della prevenzione – che, nonostante l'incoraggiante riscontro di una significativa riduzione, il consumo di sale della popolazione italiana adulta resta ancora ben al di sopra di quello raccomandato dall'Oms, inferiore ai 5 g al giorno, sia per gli uomini che per le donne, in tutte le Regioni e categorie esaminate.

"Questi risultati, che offrono importanti indicazioni per la salute pubblica basate sull'evidenza scientifica - aggiunge - confermano l'importanza della prosecuzione e del rafforzamento delle strategie attuate per la riduzione del consumo di sale con l'alimentazione e la promozione di un adeguato consumo di frutta e verdura e rappresentano un prezioso riferimento per le iniziative che ministero della Salute e Regioni intraprenderanno al riguardo in attuazione del Piano nazionale della Prevenzione 2020-2025. È auspicabile, pertanto, che vi siano ulteriori monitoraggi periodici e che proseguano iniziative di sensibilizzazione dei produttori e di comunicazione per la popolazione generale, secondo un'idea di promozione della salute che mira a cittadini informati, consapevoli e protagonisti delle scelte sulla propria salute", conclude Galeone.

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