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Alessandro Baricco, dalle pagine d'avorio de La Repubblica, ha lanciato il dilemma: dove hanno sbagliato gli intellettuali e cosa possono fare per arginare la deriva populista?
Adesso, temo (o gongolo) che la risposta a Baricco arrivi dritta dritta da Vittorio Feltri, editoriale di Libero, che sforna questi titoli abominevoli. Intervistato ha rilasciato un paio di dichiarazioni che mi fanno sospettare che Feltri sia nient'altro che un "compagno" infiltrato. Ecco le due dichiarazioni: 1) "E' impossibile che la gente non capisca il sarcasmo e la satira. E dire che ci sono quotidiani che sono anche più beceri e che per giunta si prendono sul serio" (il riferimento al "becero che si prende sul serio" è, come conferma lo stesso Feltri, diretto al quotidiano "La Verità" e al suo direttore Maurizio Belpietro), 2) "Mi piace Il Fatto Quotidiano, è l'unico giornale che fa più schifo di Libero".
Ecco, mi sembra che il direttore Vittorio Feltri abbia assunto su di sé una funzione tutt'altro che ignobile, ossia quella del "Pifferaio magico", alzare l'asticella dell'orrido ogni oltre immaginazione per stanare i topi che si nascondono dietro il genere umano italico.
Baricco, dalla torre d'avorio, si chiede quale sia la funzione dell'intellettuale. Ma siamo sicuri che la funzione dell'intellettuale sia quella di apparire migliore della massa? O forse - questa è la tesi - l'unica funzione del pensiero, in quest'epoca apocalittica, non potrebbe forse essere quella di mimetizzarsi, quella di "evangelizzare" dal di dentro, portando agli estremi quello che - nascostamente - si annida nel miserrimo della pancia? L'odio, la meschinità, il razzismo velato, la frustrazione, l'invidia, la rabbia, il livore... portarli agli estremi - come in ogni satira caricaturale - per "mostrare" (da "mostro") a quale livello infimo si è ridotta l'Italia che riesce a prendere sul serio un titolo che mette insieme il pil e gli omosessuale, o i terroni al governo.
Io immagino Feltri, sul letto di morte (il più lontano possibile) chiamare a sé l'orecchio del prete e sussurrare infine: "I leghisti sono tutti culattoni". L'ultimo titolo del "compagno" Feltri.

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