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Mimmo Cuticchio parla coi pupi nell'attesa di tornare in teatro

Di Maria Lombardo

Enea guarda Mimmo Cuticchio: «Ma c’amu a fari”? I teatri sono chiusi» “La fuga di Enea e la ricerca di una nuova patria” (dall’”Eneide” di Virgilio) - debutto previsto il 27 marzo per la riapertura (poi saltata) di teatri e cinema – attende. “Figli d’arte Cuticchio” nel festeggiare i 50 anni dell’associazione (rassegna in streaming dall’8 aprile) mette in calendario la nuova produzione per il 10 giugno sperando di poter debuttare dal vivo. Il mondo della cultura è in sofferenza. «Si parla dei ristoranti ma la cultura è la nostra industria più grande». Cuticchio non si è fermato un attimo nel laboratorio di via Bara all’Olivella, sede anche del teatrino, di fronte al Teatro Massimo di Palermo. Le perle del suo archivio passeranno sul canale Youtube dei Figli d’arte Cuticchio e su Raiplay da giovedì: il via con il “Gran duello di Orlando e Rinaldo per amore della bella Angelica” (1971).

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“La fuga di Enea” come nasce?

«Arrivo all’Eneide da chanson de geste, “Iliade” e “Odissea”. Scritto il copione, ho costruito una quarantina di pupi. Altri sono riadattati. Ora “I pupi mi talianu” con gli occhi aperti…non li posso guardare. Mi chiedono “ma si parte o non si parte?” Ho fabbricato personalmente Ascanio nelle tre età. Ho detto a Enea (io con loro ci parlo): “Vedi, non c’è nessuno per strada ma il teatro è aperto, voi siete vivi, noi siamo vivi”. I pupi per me non sono fantocci, sono figli».

Chi sta nella compagnia?

«Mio fratello Nino maestro scultore, Tania Giordano che non è parente ma sulle orme di mia madre Pina Patti fa costumi e fondali, diversi nipoti, mia moglie Elisa e mio figlio Giacomo, Pietro Sasso intagliatore. Non posso fare tutto io. Ma il figlio di Enea l’ho voluto costruire personalmente. Sono specializzato nello sbalzo del metallo».

Come avete passato quest’anno terribile?

«Digitalizzando l’archivio. Ora sono visibili anche gli spettacoli antichi e quelli che non possiamo presentare qui perché il nostro teatrino ha una scena troppo piccola».

Quali titoli passeranno su Raiplay?

«Quelli filmati dalla Rai. Le nostre sono semplici registrazioni. La documentazione video inizia dagli anni ‘80. Laureandi, studiosi possono vedere gli spettacoli sul nostro monitor».

Molti chiedono “Macbeth per pupi e cunto” che assieme a “Don Giovanni all’opera dei pupi” (in rassegna il 22 aprile) segna l’incursione del drammaturgo, puparo e cuntista nella prosa e nella lirica.

«Dopo i 40 anni mi sono dato alla ricerca: la massoneria e Cagliostro, la Passione di Cristo, la storia di Carlo Gesualdo da Venosa”. Fra le sperimentazioni anche “Aladino di tutti i colori” (2007) sul tema dell’integrazione degli immigrati: in cartellone il 29 aprile».

Progetti allo studio?

«Storie di briganti e del bandito Giuliano, i bombardamenti a Palermo, l’Inferno di Dante».

Hai appena compiuto 73 anni e sei pieno di idee.

«Finché sono qui, la mia vita dev’essere interessante».

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