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Etna, al via il monitoraggio delle faglie sottomarine del complesso vulcanico

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Etna, al via il monitoraggio delle faglie sottomarine del complesso vulcanico

Di Redazione

CATANIA - Per studiare l’evoluzione della crosta terrestre in una delle aree geologiche più attive e interessanti del mondo, quella del complesso vulcanico dell’Etna, ha preso il via il progetto "Focus", con l'installazione di un nuovo sistema di monitoraggio delle faglie sottomarine a 2.000 metri di profondità al largo delle coste di Catania.

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Il progetto, finanziato da un bando del Consiglio europeo della ricerca (Erc), è condotto dall’università francese di Brest in collaborazione con Cnrs, Ifremer e Idil, grazie al supporto dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) e del servizio infrastrutture marine dei Laboratori Nazionali del Sud (Lns) dell’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn). L’esperimento è stato infatti connesso alla rete ottica sottomarina operata da Lns nell’ambito del progetto Idmar per lo sviluppo in Sicilia di infrastrutture di ricerca strategiche e cofinanziato dalla stessa Regione Sicilia.

Al fine di rilevare gli spostamenti della crosta terreste tra la costa e il monte sottomarino Alfeo, in corrispondenza di una faglia mappata solo pochi anni fa a est di Catania, Focus si avvarrà di una tecnica innovativa denominata Botdr (Riflettometria ottica con tecnica di Brillouin) in grado di rivelare eventuali movimenti delle fibre elettro-ottiche sottomarine dell’esperimento, agganciate ai 25 chilometri di cavo di cui si compone l’infrastruttura dei Lns.

In questo modo «potremo osservare gli spostamenti dei cavi a lungo termine e quindi monitorare gli slittamenti delle faglie su cui sono adagiati, variazioni sub-millimetriche non riscontrabili con tecniche di riflettometria classiche», spiega Giorgio Riccobene, ricercatore dei Lns. «Oltre alla valenza scientifica dell’esperimento, ci aspettiamo importanti risposte tecnologiche, perché in caso di risultati positivi il sistema potrebbe essere adottato su tutta l’immensa rete di fibre ottiche mondiale».

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