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Ddl Zan, allerta rossa, investimento Intel

Di Redazione |

Allerta rossa. Mezza Sicilia con il naso all'insù per gli effetti dell'arrivo di Medicane. Chiusi uffici, negozi e scuole, sacchetti di sabbia a mettere in sicurezza gli esercizi commerciali e le case terrane, supermercati presi d'assalto, come fossimo tornati ai mesi del primo lockdown. Da Catania a Siracusa, da Messina Ragusa una situazione di attesa mentre la conta dei danni fa paura anch'essa. Coldiretti chiede interventi strutturali, la Regine ha stilato un elenco di 86 comuni riconoscendo per questi lo stato di emergenza. Riapre oggi l'A18 nel tratto Messina Sud-Roccaluimera, s'allenta la morsa del traffico sui centri della fascia jonica. A Scordia trovato il corpo della donna travolta dalla furia dell'acqua e dal fango domenica insieme con il marito. E' ufficialmente la terza vittima dell'ondata di maltempo.


Il governo vara la manovra e annuncia il piano per il prossimo triennio: taglio alle tasse, riforma previdenziale e  previsione del Pil in crescita anche nel 2023. Ora si apre il tavolo di confronto, oltre che nelle Aule, a Palazzo Chigi con le parti sociali.


Sul possibile maxi-investimento di Intel in Italia per aprire un nuovo stabilimento europeo (in lizza soprattutto anche Germania e Francia) si muove anche il premier Draghi. L'Italia si presenta con due opzioni forti: Torino con l'area di Mirafiori e Catania con l'Etna Valley e il modello di sviluppo garantito dalla presenza di StMicroelectronics. Sullo sfondo delle recenti polemiche per l'endorsement del ministro dello Sviluppo Economico Giorgetti in favore di Mirafiori e della conseguente reazione trasversale della Sicilia, si profila un'ipotesi: offrire a Intel, oltre alle agevolazioni, uno "spezzatino", con il polo di ricerca a Mirafiori e l'assemblaggio a Catania.    


Clima rovente dopo la bocciatura del ddl Zan: mentre il Pd attacca Renzi (che si difende), Letta annuncia la raccolta firme per un'iniziativa di legge popolare. E un attivista gay di centrodestra, il catanese Mangano, va controcorrente: «Quel testo era liberticida, perché non tutelava chi non è schiacciato sul pensiero unico». In edicola l'intervista.


«Negli ultimi decenni in seguito anche al grave e ripetuto manifestarsi dell'esclusiva natura criminale e dell'estrema pericolosità sociale delle organizzazioni mafiose e, conseguentemente, al crescere di una diffusa coscienza collettiva di rifiuto di forme di tolleranza e di pur tacita e passiva connivenza col fenomeno , è maturata nella Chiesa una chiara, esplicita e ferma convinzione dell'incompatibilità dell'appartenenza mafiosa con la professione di fede cristiana». E' questo il messaggio di Michele Pennisi, Arcivescovo di Monreale ad un convegno a Partinico. «Il racket e l'usura sono piaghe cancrenose della nostra società collegate anche con le varie mafie».


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