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Catania

Lo scienzato del Cnr "spinge" per Intel a Catania: «Sarebbe la soluzione ideale»

Il “derby” del nuovo sito. Il prof. Inguscio (Cnr): «La multinazionale potrebbe avvalersi di un nuovo strumento che bypassa il divieto degli aiuti di Stato»

Di Giambattista Pepi

«Una multinazionale come Intel potrebbe avvalersi di uno strumento innovativo, il Progetto importante di interesse comune europeo (Ipcei), varato dalla Commissione Europea per bypassare il divieto degli aiuti di Stato non consentiti dai Trattati istitutivi dell’Ue e realizzare a Catania un investimento ad elevato contenuto tecnologico in uno dei settori che l’Europa definisce strategico per lo sviluppo, l’occupazione e la competitività della propria economia, quello della microelettronica». 
Massimo Inguscio, presidente dal 2016 fino al febbraio di quest’anno del Consiglio Nazionale delle Ricerche, nonché professore di fisica all’Università di Firenze individua la strada da percorrere nell’assecondare l’investimento annunciato da Intel, e non ha dubbi che Catania sia il sito idoneo ad ospitare un insediamento produttivo grazie alla consolidata sinergia tra pubblico e privato, che ha fatto nascere e crescere attorno alla StMicroelectronics, all’Università di Catania e al Cnr il polo integrato hi tech che ha dato molti frutti in termini di ricchezza, lavoro e sviluppo. 
Cosa sono gli “Ipcei”? 
«Sono progetti strategici transnazionali europei concepiti per riunire i settori pubblico e privato e per raggiungere obiettivi di lungo termine in alcune “catene del valore” che l’Ue ritiene centrali per l’economia del futuro: ad esempio veicoli connessi “verdi” e autonomi, salute intelligente, industria a bassa emissione di carbonio, tecnologie e sistemi ad idrogeno, Internet delle cose, sicurezza informatica. A queste sei aree fissate dallo Strategic Forum per gli “Ipcei” a livello europeo se ne aggiungono tre che erano state già selezionate: microelettronica, batterie, supercalcolatori».
Cosa prevedono? 
«Questi progetti di finanziamento prevedono che ci siano imprese che facciano il loro piano industriale e chiedano quello che tecnicamente si chiama funding gap (letteralmente, deficit di finanziamento iniziale), ovvero la differenza tra l’investimento diretto, il capitale di rischio, della società e quello che serve per realizzare l’iniziativa. In questo modo si supera il “vincolo” degli aiuti di Stato perché alla fine tutte le industrie ovunque vengano finanziate rientrano all’interno di settori strategici, e dunque di interesse comune per gli Stati membri dell’Ue». 
Catania offre le condizioni e le opportunità per rendere un investimento redditizio?
«Sicuramente. Il programma di cui le ho parlato finanzia proprio i progetti che hanno individuato siti ospitali, dove per l’appunto, ci sono stati e ci sono interventi pubblici che costituiscono delle facilities e danno vantaggi competitivi. E Catania lo è certamente. La stessa St si è avvalsa dei fondi del programma, ma naturalmente, il fatto che sia a Catania e abbia continuato ad investirvi è rappresentato soprattutto dal fatto di operare in un ambiente pubblico stimolante che fa formazione, ricerca e sviluppo di altissimo livello». 
In tutto questo ha avuto ed ha tuttora un ruolo l’Università e il Cnr.
«L’Università ha creato capitale umano di altissimo livello e fatto ricerca. Anche il Cnr ha fatto la sua parte investendo in infrastrutture potenti come l’Istituto per la microelettronica ospitato all’interno dello stabilimento della StMicroelectronics. Un altro esempio è Beyond-Nano dell’IPcb – Cnr con sedi a Pozzuoli, Lecco, Napoli-Portici e Catania, struttura di ricerca nel campo dei materiali polimerici, compositi e bio-materiali. Stiamo parlando di nanotecnologie. Questo è un bellissimo esempio di come dovrebbe essere la politica di ricerca al Sud per attrarre capitali, persone e quanto altro serve allo sviluppo economico». 
Fino ad oggi sono stati finanziati “Ipcei” nel campo delle infrastrutture, della ricerca, dell’innovazione, della microelettronica (nel dicembre 2018) e per la catena del valore delle batterie (nel dicembre 2019 e nel gennaio 2021). E ora ci sono i fondi del Pnrr. 
«Nel contesto del Next Generation EU varato dalla Commissione Europea nel luglio 2020 e del Piano di ripresa e resilienza, diversi Stati membri hanno previsto di approfondire la loro cooperazione in tema di azioni sul clima e sulla digitalizzazione, introducendo nei loro piani nazionali diversi Ipcei, principalmente nei settori dell’idrogeno, della microelettronica e delle tecnologie di comunicazione, e del cloud e elaborazione dei dati. Nel caso specifico dell’Italia, il Pnrr ha già previsto una somma di 1,5 miliardi di euro ad integrazione dei fondi “Ipcei” già destinati dalla legge di Bilancio 2020». 

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