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L'intervista

Cuffaro: «Così riuniremo tutte le Dc Europee, sì alla lista con Forza Italia»

«Io “influencer” di Schifani? No: l’amicizia è donarsi. La sua chiamata ci interessa molto»

Di Mario Barresi |

Cambia ciò che è in superficie/cambia ciò che è più profondo/cambia il modo di pensare/tutto cambia in questo mondo/Cambia il clima con il tempo/il pastore con il gregge/tutto cambia mano a mano/che la Dc cambi non è strano/Cambia todo cambia/cambia la Dc cambia…

«Le piace?», chiede mentre canticchia gongolante.

Da brividi. Cos’è, Cuffaro, un plagio?

«È la bellissima canzone di Mercedes Sosa, nella versione di una bravissima cantante siciliana, Serena Noce. È l’inno della Festa dell’Amicizia (comincia oggi a Ribera e durerà fino a sabato, ndr). Se tutto cambia, perché non può cambiare la Democrazia cristiana? Noi ne stiamo costruendo una giovane, donna, libera, aperta, plurale e con valori irrinunciabili come legalità e famiglia. Una nuova».Contraddice il senso dell’operazione-nostalgia. Quella dei bei tempi andati…«No, la nostalgia va coltivata. Ma è la nostalgia di Sturzo, De Gasperi, Dossetti, Alessi, Aldisio. Non è la nostalgia dell’ultima Dc, quella di Totò Cuffaro, giusto per fare un nome, dov’erano diventate più importanti le cose sbagliate: l’eccessiva ricerca del consenso, lo scambio elettorale, il potere, il correntismo. L’idea è la Dc dei vecchi ideali, ma moderna. Oggi per fare comunicazione bisogna inventarsi cose nuove, ci sono i social…».

A proposito: com’è finita con suo profilo Facebook?

«Non me l’hanno riaperto. Mi dicono che ci vogliono gli avvocati. Io su Fb non ci so manco entrare, ma il mio staff è stato sempre scrupoloso Speriamo che non ci sia qualcuno che me l’abbia voluto fare chiudere…».

Qualcuno degli alleati infastiditi sarà arrivato a Zuckerberg…

«Che gli ho fatto io a questo? Colgo l’ironia, ma la correggo: il termine giusto non è “infastiditi”, ma “preoccupati”».

Del fatto che lei sia – per restare ai social – l’“influencer” preferito di Schifani?

«Il presidente Schifani è un amico di sempre e per me l’amicizia è donarsi, non influenzare Non ci penso neanche a provare a farlo perché so con certezza che non si farebbe influenzare e perché non sarei un amico, che invece sono, se solo ci pensassi».

E allora di cosa hanno paura? Del fatto che lei possa candidarsi nel 2027?

«Sono preoccupati della continua crescita della Dc: nelle ultime ore altri sei consiglieri comunali sono passati con noi. E, glielo assicuro: noi non cerchiamo nessuno, sono gli altri che vengono. Al congresso regionale di Palermo c’erano duemila persone, ho incontrato gente che non vedevo da vent’anni. Anzi, ho dovuto dire no a dei nuovi ingressi».

Non portavano abbastanza voti?

«No, perché erano chiacchierati».

Questa svolta legalitaria come si concilia con gli appetiti sul sottogoverno, a partire dai manager della sanità?

«A perfezione: io non chiedo direttori generali. Voglio che Schifani avochi a sé le scelte e prenda i-mi-glio-ri. Lo scriva. Spero che Schifani non faccia eccessive mediazioni: sarebbero nocive. E vorrei che scrivesse le due cose, sottoscritte dalla coalizione, che invece io pretendo: Province e termovalorizzatori».

Su entrambi i temi c’è chi, nel centrodestra siciliano, frena…

«Abbiamo votato un presidente della Regione nel cui programma al primo punto c’era la ricostituzione delle Province. Se ci sono correttivi, valutiamoli, ma non accetto che nella maggioranza qualcuno metta freni. E se sui termovolorizzatori c’è qualcuno che pensa, come fecero con me, di boicottarli o di perdere tempo con scuse peregrine come la cosa sui tre chilometri dai centri abitati, che è fuori da ogni logica e non esiste in tutto il mondo. Noi saremo attenti e severi».

A che punto è il listone unico di Schifani per le Europee? Avete risposto con entusiasmo alla sua chiamata…

«La chiamata di Schifani è attrattiva, ci interessa molto. Vogliamo capire con gli altri del centro, a partire da Noi con l’Italia, come ritrovarci insieme nel contenitore di Forza Italia».

Ma dentro ci sarà anche l’Mpa di Lombardo? Non se ne sta parlando più…

«Non so cosa dirle. Lombardo va interpretato, lei è più bravo di me a smorfiarlo. Mi risulta che Lombardo abbia incontrato Schifani sul progetto della lista, ma non so se nel frattempo è cambiato qualcosa. “Todo cambia”, per citare la canzone… (e ride in modo fragoroso, ndr)».

Alla Festa dell’Amicizia ci sarà anche Boschi. Tiene aperto il piano B per le Europee per fare la lista con Renzi?

« A Ribera ci sarà la Boschi figlia di democristiano toscano, come esponente di Italia Viva, ma ci saranno anche Galvagno di FdI, Falcone di Forza Italia, Sammartino della Lega, la Musolino per Cateno, Pumilia del Pd, il mio amico Marco Follini… Non c’è retropensiero politico: ci saranno tutti, o quasi. Pure moglie e figlia di Arafat, per parlare di pace».

Ma perché non firmare una pace fra le tante Dc? Fra chi si contende nome e simbolo a colpi di carte bollate. Magari partendo dal fatto che la vera Dc, alla fine, è quella votata dagli elettori…

«Ha colto nel segno. Tra i presenti a Ribera avrà notato che c’è anche Rotondi. Noi abbiamo invitato tutti. Io a Roma ho già incontrato Cerenza, esponente di quella che ritiene di essere la Dc, e la prossima settimana vedrò Sandri, di un’altra Dc ancora. Ho detto e dirò: la Dc è una, mettiamola insieme. Noi non abbiamo l’interesse di dire che il nostro nuovo simbolo è registrato al ministero degli Interni, dopo che abbiamo vinto un ricorso in Campania. Abbiamo l’interesse a dialogare: la Dc è degli elettori, di quelli che la votano. Se tutti insieme vogliamo presentarne una, io non ho problemi a mettere in discussione la mia leadership. Uniamoci e corriamo tutti».

Eh, sì: todo cambia…

«E perché pure la Dc non può cambiare? Sta partendo una cosa grossa, si fidi».

m.barresi@lasicilia.it

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