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VERSO IL VOTO

Europee, Lombardo corteggiato da più parti ma si tiene le mani libere: l’idea “multitasking”

La linea dell’Mpa potrebbe essere quella di appoggiare più candidati in più liste, senza contarsi con un proprio nome identitario

Di Mario Barresi |

Dopo la rottura unilaterale («Ma io, in quell’intervista, non volevo davvero rompere», si schernisce lui) del patto federativo con la Lega, il telefonino di Raffaele Lombardo è diventato incandescente. Chiamate e messaggi di chi gli fa i complimenti per aver mollato, per la seconda volta in meno di due anni, «quello lì che non c’entra nulla con noi». La festa di Liberazione autonomista da Matteo Salvini («Ma almeno qualche rublo di Putin l’ha fatto arrivare al movimento?», lo sfotte un vecchio militante), coincide con il ricollocamento dei Bot elettorali di Lombardo sul mercato politico. Siciliano, ma anche nazionale.

Sì, perché fra i contatti di questi giorni ci sono anche interlocutori assolutamente al di sopra di ogni sospetto. E se è comprensibile il ringraziamento di Marco Follini, mancato capolista renziano nelle Isole, per l’affettuosa citazione fra l’amarcord democristiano e la prospettiva neo-centrista, tutt’altro che scontati sono i complimenti di Ettore Rosato, ex di Pd e Iv, oggi alfiere di Carlo Calenda. Nella lista dei contatti, oltre all’amico (a fasi alterne) Gianfranco Miccichè, anche tanti interlocutori interessati: dai meloniani più affezionati (di certo Ruggero Razza, ma chissà se anche Gaetano Galvagno e Manlio Messina) ai mariti premurosi, come l’ingegnere Manlio Averna in nome e per conto della probabile candidata forzista Caterina Chinnici.

Tutti lo cercano, tutti lo vogliono. E lui, col sorriso sornione sotto i baffi, dapprima frena gli entusiasmi trasversali. «Con Salvini ci siamo messaggiati fino alla domenica prima dell’intervista, ci saremmo dovuti incontrare. Ma poi – racconta ai suoi – ho capito che non riusciva a superare i ricatti di alcuni leghisti siciliani…».

La palla al balzo

E così Lombardo si riscopre corteggiato da tutti gli altri alleati. A partire da Forza Italia. Renato Schifani, non avvertito preventivamente dello strappo con la Lega, coglie al balzo l’occasione e convoca il leader autonomista per un breve colloquio. «Siamo ancora ai preliminari, ma prima di un fidanzamento – ironizza Marcello Caruso, commissario regionale forzista – ci vogliono anche quelli». Resta questa, l’opzione più naturale per l’Mpa per un’alleanza strutturale. Anche se bisogna capire se c’è la bollinatura dei vertici nazionali. Lombardo ricorda ai suoi amici il vecchio rapporto con Antonio Tajani: «Era capodelegazione di Forza Italia quando 25 anni fa io ero alla prima legislatura da europarlamentare centrista del Ppe». Ma dopo l’addio a Salvini non sarebbero arrivati riscontri da Roma.

Nelle ultime ore, però, c’è chi è pronto a giurare che un contatto con il vicepremier, o con chi per lui, ci sia stato. Per perorare l’appoggio esterno a Chinnici, certo, ma anche per un “aiutino” a Marco Falcone. La circostanza viene smentita da entrambi i versanti, ma nel comitato elettorale dell’assessore all’Economia nelle ultime ore si respira un’aria frizzante. Contatti, seppur informali, con alcuni autonomisti etnei. «Ci verrebbe molto più facile far votare Marco che un candidato della Meloni», il parere diffuso. Certo, la prospettiva non sarebbe la più gradita a Schifani che, con i voti dell’Mpa, punta alla “doppietta” (Chinnici più Edy Tamajo) per fare arrivare terzo Falcone.

E il leader autonomista non è indifferente al sentiment presidenziale. Tanto più dopo aver sdoganato il tema del rimpasto. «Dopo le Europee c’è bisogno di un tagliando alla giunta regionale», ammette Lombardo con i suoi. Pregustando l’esito favorevole del ricorso di Luigi Genovese, primo dei non eletti nella Lega a Messina, che dopo il riconteggio delle schede disposto dal Cga punta a sfilare il seggio a Pippo Laccoto. Se così fosse, cambierebbero rapporti di forza con gli ex alleati salviniani: il gruppo autonomista salirebbe a cinque deputati, gli stessi della Lega. E a quel punto la richiesta di un secondo assessore regionale sarebbe una mossa a colpo sicuro.

Lombardo, dunque, si tiene le mani libere in attesa che maturino alcuni eventi. «Dobbiamo ritrovarci nel sostenere un nostro candidato o un candidato in cui riconoscerci dentro una forza politica che superi ampiamente il 4 per cento e che ci possa rappresentare in Europa», ha detto agli auguri di Pasqua a Caltagirone. Il che significa tutto e il contrario di tutto. A fine settimana ci dovrebbe essere un vertice con le poche persone titolate a esprimere un parere. La linea dell’Mpa potrebbe essere quella di un “multitasking” elettorale: appoggiare più candidati in più liste, senza contarsi con un proprio nome identitario. A meno che, nel frattempo, da Palazzo d’Orléans, con il placet di Tajani, non arrivi un’offerta a cui Lombardo non potrà dire di no.

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