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Politica

Matteo Renzi a Giuseppe Conte: «Usi un linguaggio da mafioso della politica, vergognati»

La battaglia verbale sul reddito di cittadinanza. Il leader pentastellato aveva invitato il senatore a venire in Sicilia «senza scorta» 

Di Fabrizio Finzi 

Un «mezzo uomo» che parla con «un linguaggio da mafioso della politica». Si alzano i toni della campagna elettorale ed è Matteo Renzi ad usare l’epiteto più duro, almeno fino ad oggi, di questa corsa al voto che è arrivata alle sue battute finali.

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Colpisce che il bersaglio di questa frase sferzante non sia nel centrodestra ma decisamente più a sinistra, si tratta di Giuseppe Conte. A far perdere la calma all’ex premier sono state queste parole del leader pentastellato pronunciate dalla Sicilia: «Renzi parla di vergogna. Ma se non si vergogna lui, senatore della Repubblica, che si è fatto pagare dagli arabi e ha fatto una marchetta sul Rinascimento saudita, possono vergognarsi le persone che prendono il reddito di cittadinanza? Lui prende 500 euro al giorno», ha premesso con un attacco personale. Per poi aggiungere, rivolto ai cittadini che lo ascoltavano: «Secondo voi, tutte queste persone che applaudono prendono il reddito di cittadinanza? Renzi deve fare una cosa, venga, finalmente senza scorta, in mezzo alla gente a parlare, ad esporre le sue idee. Venga a dire che in Italia non occorre un sistema di protezione sociale. Venga a dirlo e non si nasconda».

Passano poche ore e - in questa frenetica campagna elettorale nella quale i leader battono a tappeto tutte le province d’Italia - Matteo Renzi si materializza a Genova e non usa toni diplomatici: «Ti devi vergognare Giuseppe Conte pensando che qualcuno possa picchiarmi. E’ incredibile questo modo di fare che inneggia alla violenza. Conte sei un mezzo uomo, abbi il coraggio di fare un confronto civile sui temi, questo è un linguaggio da mafioso della politica». Ma non basta: «Tre ore fa Palermo Conte ha detto 'Renzi venga senza scorta a Palermo a dire che vuol togliere il reddito di cittadinanzà. Cosa stai facendo Giuseppe Conte? Stai minacciando la violenza fisica», afferma Renzi. Certo, c'è da dire che il primo a dare fuoco alle polveri era stato proprio Renzi che, in mattinata, questa volta da Firenze, aveva definito «uno scandalo» il fatto che Conte facesse dei comizi al sud «promettendo a tutti di mantenere il reddito di cittadinanza tirando fuori la tesserina gialla. Io lo chiedo ai toscani: volete questo sistema clientelare di voto di scambio?». In serata il leader M5s prova ad abbassare i toni e non controreplica con violenza: «Renzi la smetta con le furbizie e non stravolga le cose. Non scambi per un invito alla violenza l'appello che gli rinnovo: si confronti senza filtri con il mondo reale e ascolti la voce di chi non ha niente. L’unica vera minaccia è quella che Renzi rivolge ogni giorno verso chi è in gravi difficoltà economiche e non arriva neppure a metà mese». Che i toni si stiano alzando lo dimostra anche un episodio avvenuto a Napoli a un gazebo di Impegno Civico, la forza politica guidata da Luigi Di Maio. «I ragazzi di Impegno Civico sono stati malmenati - ha scritto il ministro degli Esteri - le loro magliette strappate, il gazebo distrutto. Questa non è campagna elettorale. Ma a chi fa della violenza uno strumento di propaganda politica dico di fermarsi e chiedere scusa. Spero che tutti gli schieramenti politici si uniscano al mio appello. Noi andiamo avanti con educazione e rispetto, queste minacce non ci intimoriscono, non ci fermano».
 

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