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Politica

Quirinale, il centrodestra tira dritto con Berlusconi: «Ma sciolga la riserva». Ira Pd-M5s

Il centrosinistra alza le barricate contro l'ipotesi del Cav che oscilla tra «l'irricevibile» e la provocazione

Di Michela Suglia 

L’ok del centrodestra c'è: Silvio Berlusconi è «figura adatta» al ruolo di presidente della Repubblica, per «autorevolezza ed esperienza». E gli alleati lo candidano all’unisono. Ma, dopo più di due ore di vertice, gli chiedono di sciogliere la riserva. Tocca a lui decidere. Loro nel frattempo si "attrezzano" con i capigruppo, avviando subito «un tavolo permanente» per verificare se i voti ci sono tutti. A metà della prossima settimana, i leader si rivedranno per fare il punto.

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 Ma altrettanto all’unisono il centrosinistra alza le barricate contro un’ipotesi che oscilla tra «l'irricevibile» e la provocazione. Il più tranchant è Giuseppe Conte: contro "un’opzione irricevibile e improponibile», il presidente dei 5 Stelle ammonisce su Twitter: «Il centrodestra non blocchi l'Italia. Qui fuori c'è un Paese che soffre e attende risposte, non possiamo giocare sulle spalle di famiglie e imprese». Ostile anche il Pd: «delusione per il merito e preoccupazione per le implicazioni», sono i sentimenti a caldo che smuovono il Nazareno appena arriva l’eco della proposta. Del resto Enrico Letta l’ha detto più volte e ancora lo ripete: «Il candidato non deve essere un capo politico, ma una figura istituzionale».

Il segretario Dem ne parlerà nella direzione del partito. Per ora l'impressione che circola è di un’occasione persa e un’ulteriore perdita di tempo nella ricerca di un nome condiviso. Preoccupato è pure Nicola Fratoianni di Sinistra italiana, che avverte: "Sottovalutare è pericoloso». E chiede: «Serve una proposta che eviti al Paese un pericoloso salto nel buio. La destra che propone Berlusconi non è divisiva. E la destra italiana non ama la Costituzione». Passa ai fatti il Popolo viola annunciando che sarà in piazza il 25 gennaio a Roma, il secondo giorno delle votazioni per il Quirinale. «Sembra di vivere un brutto film già visto, con il Cavaliere Nero come protagonista», denunciano e chiedono a tutti di partecipare per scongiurare «il peggiore incubo che possa capitare alla democrazia italiana». 

 Poche ore prima, nella villa sull'Appia antica che a lungo ospitò Franco Zeffirelli e ora dimora romana del Cavaliere, va in scena l’abbraccio di Matteo Salvini Giorgia Meloni, Maurizio Lupi e Luigi Brugnaro attorno all’ex premier. Berlusconi li accoglie a pranzo con un menù che alterna parmigiana, branzino al forno e calamari alla griglia. E il clima è «informale e positivo», riferisce dopo Ignazio La Russa che accompagna Meloni per Fratelli d’Italia. Sorrisi e strette di mano dominano nei pochi secondi di video diffuso a fine vertice, tra gli abiti scuri di tutti e l’unico tocco di colore della leader di FdI, in giacca verde.

Le decisioni prese sono elencate in una ventina di righe di un comunicato dei tre partiti: «L'incontro è servito a ribadire l’unità di intenti del centrodestra», è la premessa. Passando al tema caldo che impegnerà il Parlamento fra 10 giorni, si rimarca che «il centrodestra, che rappresenta la maggioranza relativa nell’assemblea chiamata a eleggere il nuovo capo dello Stato, ha il diritto e il dovere di proporre la candidatura al massimo vertice delle istituzioni». Da qui la loro scelta verso un candidato adatto a «ricoprire in questo frangente difficile l’alta carica con l’autorevolezza e l'esperienza che il Paese merita e che gli italiani si attendono». 

Davanti, però, c'è il miglio successivo (e decisivo) che gli chiedono di fare: «sciogliere in senso favorevole la riserva fin qui mantenuta». Tra i presenti alla riunione, raccontano successivamente, prevale la fiducia: «L'impressione è che Berlusconi voglia accettare, salvo verificare che ci siano i numeri per raggiungere la maggioranza necessaria», racconta La Russa. Nel frattempo tutti assicurano che faranno la propria parte «per trovare le più ampie convergenze in Parlamento», mettono nero su bianco. Ma aggiungono un punto sostanziale: l'impegno che chiedono ai presidenti di Camera e Senato a "garantire per tutti i 1009 grandi elettori l’esercizio del diritto costituzionale al voto» a chi risulterà positivo al covid. Decine di casi di positività sono già stati segnalati in Parlamento tra deputati e senatori. «Sarebbe un precedente gravissimo non dargli la possibilità di votare», avverte Maurizio Lupi

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