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Nel regno di Matteo Messina Denaro i giovani ballano contro la mafia: in 15.000 attesi a Selinunte

Testimonial d’eccezione del concerto con il dj Paul Kalkebrenner che si terrà sabato 13 agosto sarà il capitano Ultimo

Di Redazione

Un grande evento contro la mafia, al quale parteciperanno circa 15 mila giovani, a Castelvetrano, «regno» del superlatitante Matteo Messina Denaro, l’ultimo grande boss di Cosa Nostra ancora in libertà. Testimonial d’eccezione del concerto con il dj Paul Kalkebrenner che si terrà sabato 13 agosto nel Parco Archeologico di Selinunte, sarà uno che della cattura di boss latitanti se ne intende: il "Capitano Ultimo", nome in codice del colonnello dei carabinieri Sergio De Caprio che arrestò Totò Riina. E che adesso lancia un appello rivolto soprattutto ai giovani. «Messina Denaro non è stato ancora catturato - spiega - perché è difficile. Chi ha la responsabilità di svolgere le indagini deve chiedere risorse e mezzi per farlo. L’unica cosa da non fare è convivere con il silenzio».

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 L’Unlocked Music Festival torna per la seconda volta a Selinunte. Ideatrice del progetto «Musica & Legalità» è la testimone di giustizia Valeria Grasso, l’imprenditrice che ha denunciato la moglie del boss Nino Madonia, killer del generale Dalla Chiesa. Nel Parco è stata allestita anche la mostra dell’Ansa «L'eredità di Falcone e Borsellino», in tour per ricordare il trentennale delle stragi.

«Ho voluto essere al fianco di Valeria - sottolinea "Ultimo" - perché è una donna che si è ribellata a Cosa Nostra e che vuole lanciare un messaggio di speranza alle giovani generazioni non solo attraverso la musica ma anche chiedendo alle autorità di non abbassare la guardia nella lotta alla mafia». Proprio questo tema sembra scomparso dall’agenda politica dei partiti impegnati nella campagna elettorale in vista del voto del 25 settembre. «I proclami non servono a molto - osserva l’ex ufficiale del Ros - in questi anni hanno partorito un topolino, cioè il nulla. La lotta alla mafia deve essere una lotta della società civile, dei cittadini che devono chiedere alle istituzioni di fare di più. La mia speranza sono proprio questi ragazzi, le loro famiglie, il mondo della scuola. Sono loro il vero esercito contro la mafia». 

L’uomo che arrestò Totò Riina dopo 24 anni di latitanza commenta anche le motivazioni della sentenza sulla cosiddetta trattativa Stato - Mafia che ha assolto i vertici del Ros. Secondo i giudici d’appello la mancata perquisizione della villa di Riina sarebbe stata un «segnale di buona volontà» lanciato a Cosa Nostra. «Le sentenze si rispettano - ribatte 'Ultimò - anche quando, a volte, non si capiscono. La decisione di non perquisire il covo fu presa dalla Procura, che coordina l'attività della polizia giudiziaria, non certo dai carabinieri. E' un dato oggettivo, non un opinione. Personalmente posso solo dire di essere felice che il generale Subranni, il generale Mori e il colonnello De Donno siano stati riconosciuti innocenti».

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