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Tamberi oro nel salto in alto: «E' incredibile, stratosferico»

Gimbo pazzo di gioia dopo il successo ex equo con il suo grande amico, il qatariota Mutaz Barshim

Di Redazione

«Stratosferico. Pazzesco. Ma tutto vero». E ora Gianmarco Tamberi non dormirà «mai più». Nell’esultanza, nel suo irrefrenabile entusiasmo, nelle prime interviste, c'è tutto Gimbo, medaglia d’oro nel salto in alto delle Olimpiadi di Tokyo 2020. Nessun look particolare, allo stadio Olimpico «c'era semplicemente Gimbo. Non ci posso credere, sognavo questo momento da tanto tempo, sono passato attraverso infinite difficoltà, ma adesso ce l’ho fatta: ho vinto l’oro». 

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E lo ha fatto nella maniera più inaspettata possibile: un ex aequo «deciso» insieme al suo «grande amico», il qatariota Mutaz Barshim: «E' il miglior saltatore di tutti i tempi. Come me ha subito un infortunio gravissimo. Quando il giudice ha cominciato a chiederci se conoscevamo come funziona il regolamento, non l'abbiamo neanche fatto finire di parlare: ci siamo guardati un attimo e ci siamo subito abbracciati. Non è stata una decisione: nessuno dei due avrebbe tolto all’altro la gioia più grande della vita». 

Nell’estate del 2016, all’apice del suo stato di forma e della sua popolarità (almeno fino a questa domenica d’agosto del 2021) Tamberi era pronto a volare a Rio per prendersi una medaglia d’oro che sembrava davvero dietro l’angolo. E invece un maledetto infortunio alla caviglia sinistra, rimediato sulla pista di Montecarlo, dove aveva appena saltato 2,39 e stava provando 2,41, ha rovinato tutto. «Sono stato una settimana fa a letto, a piangere perché - ha raccontato subito dopo aver vinto la medaglia - vedevo tutto il mio lavoro, i miei sacrifici andare in fumo. Un giorno però ho deciso di provarci e allora ho chiesto a Chiara, la mia fidanzata, di scrivere sul gesso "Road to Tokyo 2020". Mi sono detto: "Proviamo perché se ci riusciamo sarà incredibile". E dopo anni incredibili è successo. Quel sogno, a cui ho pensato ogni singolo giorno, è diventato realtà».

La pandemia ha fatto sì che su quel gesso si dovesse aggiungere anche 2021. Grazie al percorso netto di Gimbo fino a 2,37 (seguito dai tre errori a 2,39) quel gesso è finito sulla pista dello Stadio Olimpico di Tokyo. «Non l’ho mai buttato. L'ho portato in pista perché mi ricorda tutto quello che ho passato. Che fine farà? Non lo so ancora». 

Tamberi aveva «questo sogno dentro da così tanto tempo e oggi l'abbiamo realizzato. Dico 'abbiamò perché penso a tutte le persone che l’hanno condiviso con me, tutto il team sanitario, con papà (il suo allenatore, in lacrime dopo l’oro), con Chiara che mi è stata a fianco, ha messo il mio sport davanti alla sua vita». 

 E a Tokyo 2020 il finale è stato davvero incredibile. Tamberi e Barshim si sono 'giocatì l’oro quasi come se ci fosse da assegnare non una medaglia d’oro ai Giochi olimpici ma semplicemente un 'successò in un torneo di carte giocate sotto il lido. «Two is better than one», ha detto Mutaz e allora il pensiero di tutto gli italiani è andato a una pubblicità che per anni è «girata» d’estate. Questa prima domenica d’agosto dell’estate del 2021, grazie a Gimbo e a Marcell Jacobs, è la più grande della storia dello sport italiano. Stratosferico. Pazzesco. Ma tutto vero. 

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