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Il paradosso del monopolio italianosulle sigarette elettroniche

Di Redazione

(Milano 22 aprile 2020) - Milano, 22 Aprile 2020 - Ispirate dalla stessa disposizione, la direttiva 2014/40/UE sul tabacco e i prodotti assimilabili, con solo piccole differenze, la legislazione e l'atteggiamento del Regno Unito e dell'Italia nei riguardi della sigaretta elettronica, sono estremamente differenti.

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Gli abitanti di oltre manica hanno considerato da subito la sigaretta elettronica come lo strumento più efficace per le persone che intendono smettere di fumare e l'hanno introdotto e consigliato negli step che il Servizio Sanitario Nazionale inglese (NHS) ha elaborato per il suo programma antifumo. La ragione principale del favore del Regno Unito per lo svapo deriva dal fatto che essi lo considerano molto meno dannoso per la salute rispetto alle sigarette analogiche. A questo riguardo, nel 2017 la Science and Technology Select Committee ha chiamato vari esperti, tra cui pneumologi, che hanno confermato l'assunto su cui si basa la politica inglese in materia, cioè la assai minore nocività della sigaretta elettronica rispetto al fumo tradizionale.

Perché, allora, in Italia le regole sono così diverse? Lo stato italiano ha posto un monopolio statale sulla vendita di sigarette elettroniche e dei liquidi di ricarica, senza neanche distinguere tra quelli con nicotina e quelli che ne sono privi. Questo significa che sono state applicate delle tasse per innalzare il prezzo di questi prodotti e, come risultato, disincentivarne la vendita.

Per questo motivo la Commissione Europea ha anche sanzionato l'Italia, innanzitutto perché ha violato l'obbligo di informazione in materia di commercio transfrontaliero per cui se determinate merci vengono tassate, deve esserne data comunicazione a livello europeo. Per quanto qui più strettamente ci riguarda l'Unione Europea ha anche contestato il fatto che la normativa italiana non distingue tra liquidi con nicotina e quelli senza, ponendosi in contrasto con lo spirito della direttiva che aveva invitato a regolare solo il commercio di quelle con nicotina, potenzialmente più nocive e pericolose.

In ogni caso è rimasto il monopolio statale, per riempire le casse dello stato, senza guardare, come invece ha fatto il governo inglese, al reale miglioramento che la sigaretta elettronica può portare.

La Public Health England ha riportato che i fumatori che hanno smesso di fumare nell'UK grazie al supporto della sigaretta elettronica sono circa 20.000 all'anno, numero che ha aiutato a dimezzare il numero di fumatori negli ultimi 35 anni e che ha portato il Regno Unito a potersi vantare di essere il secondo paese con il minor numero di tabagisti dopo la Svezia.

Da ciò si comprende che, se la questione riguarda la composizione degli aromi, il legislatore si dovrebbe piuttosto concentrare su quello piuttosto che imporre delle tasse disincentivanti quando la sigaretta elettronica potrebbe aiutare molti a smettere di fumare. Anche perché, tornando al funzionamento della e-cig, quest'ultima ha il grande pregio di non giungere a temperature da combustione, limitandosi a riscaldare illiquido contenuto. Ciò implica una notevole diminuzione delle tossine che si sedimentano nei polmoni dei fumatori, come ad esempio il catrame che non è presente nello svapo, con notevole alleviamento dei fastidi anche a breve termine causati dalla sigaretta tradizionale. Inoltre, alcuni studi sembrano affermare che non sono solo minori i rischi per la salute di chi fuma sigaretta elettronica, ma anche per chi è esposto al fumo che proviene da essa. In poche parole, è stato sostenuto che il fumo passivo di sigaretta elettronica non sia nocivo, al contrario di quello della sigaretta tradizionale.

Pertanto, sebbene non si possa affermare con sicurezza che non vi siano danni connessi all'utilizzo della sigaretta elettronica, sicuramente da un punto di vista comparativo non è sbagliato asserirlo. Sia per gli ingredienti che per il suo funzionamento l'e-cig comporta degli evidenti vantaggi sia per gli svapatori che per chi li circonda. In linea, allora, con la direttiva europea e prendendo spunto dall'atteggiamento inglese al riguardo, l'Italia potrebbe seriamente prendere in considerazione l'idea di non associare lo svapo alla sigaretta tradizionale, ma invece puntare a renderla una valida alternativa a essa. Se dubbi permangono per la composizione, la soluzione migliore non è far comprare un numero minore di liquidi potenzialmente nocivi, è assicurare la sicurezza degli e-liquid e promuoverne, poi, l'utilizzo. Potremmo anche noi diventare uno dei paesi con il tasso di tabagismo più basso del mondo.

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