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Covid: Codogno un anno dopo - l'allora prefetto Cardona, 'zona rossa è stata scelta più difficile' (3)

Di Redazione

(Adnkronos) - "All'inizio non riuscivo a fare due gradini e mi mancava il respiro, camminavo un minuto e dovevo fermarmi. L'attività fisica è importante per il recupero e da calabrese testardo ogni giorno aggiungevo un minuto alla passeggiata nel cortile della Prefettura. Oggi - dice Cardona - corro dieci chilometri in meno di un'ora, corro perché farlo mi dice che sono vivo. Il corpo ha recuperato, ma il coronavirus ti lascia una visione della vita diversa. Ai negazionisti bisognerebbe fare un Tso (trattamento sanitario obbligatorio, ndr). Io ho visto la morte in faccia e bisogna che chiunque capisce quanto è importante proteggersi e seguire le regole".

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Da Roma, a fine dicembre 2020 è diventato commissario per il coordinamento delle iniziative di solidarietà per le vittime dei reati di tipo mafioso e dei reati intenzionali violenti, Cardona ora vede 'risorgere' la sua seconda casa.

"Lodi e la provincia non sono più la terra degli untori, ma di chi con il proprio lavoro sta tornando a far crescere il Pil. Sono molto grato agli imprenditori che hanno contribuito affinché tutto potesse ripartire in sicurezza, sono l'immagine dell'Italia seria, che si rimbocca le maniche e funziona. Da cittadino, prima che da prefetto, ho capito con certezza che ce l'avremmo fatta quando il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è venuto in città. Il suo sguardo, la sua saggezza dialettica, ci ha fatto capire che era il momento della ripresa, la sua presenza - conclude Cardona - è stata fondamentale per Codogno e per l'intero Paese che in dodici mesi è passato dal lockdown al piano vaccini dimostrando una grande capacità di reazione".

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