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Catania, come è la vita di un infermiere del pronto soccorso con il virus

Di Redazione
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Quante vite ci sono in un’unica esistenza? Tante, tantissime. Pure troppe. Sarebbe impossibile contarle tutte. Succede quando magari sei un infermiere con la tua routine fatta di amicizie, contatti e perfino una pausa caffè con i colleghi. Una vita di stabilità e certezze. “Poi irrompe questo nemico invisibile chiamato Covid-19 è la tua esistenza,insieme a quella di milioni di persone, cambia improvvisamente”.

A parlare è Giuseppe Zingale, infermiere in un Pronto Soccorso di Catania. “Faccio questa professione da quasi 30 anni e non mi era mai capitato una situazione simile. Arriviamo al lavoro con largo anticipo per prepararci al meglio: per indossare tuta, calzari, maschera, cappuccio e tutto il resto della dotazione a nostra disposizione serve molto tempo. Operare all’interno del “reparto Covid-19”- prosegue Zingale - è difficile da capire: lavoriamo per 4-5 ore senza poter andare in bagno, perché ovviamente non possiamo toglierci la tutta, e pure fare un prelievo al paziente non è un’operazione molto semplice visto che indossiamo tre paio di guanti e la maschera protettiva qualche volta si annebbia. Perfino riconoscersi tra noi colleghi è quasi impossibile- continua l’infermiere- così vestiti riesco a capire con chi sto parlando solo guardando il nome e cognome che noi stessi ci scriviamo sulla tuta”.

L’ambita normalità che oggi resta solo un sogno. “Ho dovuto stravolgere completamente il mio stile di vita per sicurezza sto lontano da tutti i miei cari. Mai avrei immaginato di vivere una situazioni simile fino a poco tempo fa: certe volte mi vedo allo specchio e penso di essere stato catapultato in qualche film drammatico. Invece è tutto vero. Una raccomandazione? L’unica possibile: restate a casa. Niente comportamenti incoscienti”.

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