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Arrestati i Guttadauro, le intercettazioni: «Questi salgono mille chili al mese»

L'ex primario del Civico di Palermo e il figlio Mario Carlo sono accusati di appartenere alla famiglia di Cosa nostra di Palermo-Roccella e di aver gestito un vasto traffico di droga

Di Redazione
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«Ti devi evolvere, hai capito? Il problema è rimanere con quella testa, ma l’evoluzione...». Così Giuseppe Guttadauro, boss palermitano ed ex potente primario dell’ospedale Civico tornato oggi in carcere, dava lezioni di mafia al figlio. Non appena scarcerato nel 2012 «il dottore» si era trasferito a Roma. Ufficialmente faceva volontariato, ma è stato intercettato dai carabinieri mentre discuteva di affari e droga. Questa notte è stato arrestato mentre rientrava dal Marocco. Insieme a lui è stato arrestato il figlio Mario Carlo. I carabinieri del Ros non hanno mai smesso di seguirlo e intercettarlo. Guttadauro è stato sorpreso a parlare di droga: "Però mi secca dirglielo ai calabresi», diceva parlando dei traffici. Anche il figlio Mario Carlo si sarebbe occupato di cercare droga. «Pensi che ti controllano?», chiedeva un amico. E lui diceva: «Ma certo, ho il parente del mio parente che è il più importante latitante che c'è. Il secondo del mondo, il più importante che c'è in Italia». 

Poi discutendo di uno «scarico (di stupefacente ndr) a Rotterdam». Dicevano: «Questi salgono 100 chili al mese. Allo scarico funziona così. Ci sono i doganieri, che prendono il 25 per cento». Il dottore dispensava anche consigli ai giovani boss. «Non puoi scendere a livello dei picciutteddi - diceva il maestro all’allievo - non va bene. Devi metterti a un livello diverso». 
 

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