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All'Ars c'è già il record di indagati

Raffica di inchieste, tra voto scambio, evasione fiscale e riciclaggio

Ars, approvato assestamento di bilancio

PALERMO - Il nuovo parlamento siciliano, uscito dalle elezioni del 5 novembre, non si è ancora insediato ma sei deputati sono già nell’occhio del ciclone delle vicende giudiziarie, anche se non tutti sono formalmente indagati.

L’ultimo a entrare nella lista degli inquisiti per riciclaggio è Luigi Genovese, figlio di Francantonio, altro recordman delle preferenze, che alla verde età di 21 anni ha ottenuto nella lista di Forza Italia nel collegio di Messina quasi 18 mila voti. Genovese è anche il più giovane dei 70 deputati eletti. Il padre Francantonio, cui ora la Guardia di finanza ha sequestrato un ingente patrimonio, aveva lasciato il Pd che aveva votato alla Camera per il suo arresto e aveva aderito a Forza Italia. Era coinvolto in un’inchiesta sui corsi d’oro della formazione siciliana e per questo è stato condannato in primo grado a 11 anni di reclusione.

Sempre a Messina la Procura indaga, per evasione fiscale, su Cateno De Luca dell’Udc finito agli arresti domiciliari. Una volta scarcerato e assolto per altre vicende giudiziarie, De Luca ha pesantemente attaccato la magistratura.


Un altro neo eletto all’Assemblea regionale con 6.554 preferenze, Riccardo Savona di Forza Italia, è indagato con la moglie per truffa e appropriazione indebita nell’ambito di un’inchiesta che ipotizza operazioni di compravendite immobiliari fittizie.

Indagato anche il primo leghista eletto all'Ars, si tratta di Tony Rizzotto, coinvolto in un presunto peculato nella gestione di un ente di formazione che lui presiedeva. E’ stato eletto nelle liste di FdI Noi con Salvini. L’inchiesta sarebbe stata avviata lo scorso febbraio e riguarderebbe stipendi non pagati ai dipendenti dell’ente e quote di Tfr sparite.

Di compravendita di voti (25 euro l’uno) è accusato invece Edy Tamajo che alle regionali è risultato il più votato a Palermo nella lista di Sicilia futura, una formazione che fa capo all’ex ministro Salvatore Cardinale e che ha sostenuto il candidato presidente del centrosinistra Fabrizio Micari.

Il voto di scambio fa capolino in un’altra inchiesta della Procura di Catania sul caso di Antonio Castro (Forza Italia): in un servizio delle Iene una donna ha raccontato di avere ricevuto in campagna elettorale una promessa di 50 euro in cambio del voto per Castro, il quale ha replicato tramite i suoi legali di essere vittima di un’informazione «aggressiva e scandalistica». Castro, in ogni caso, non è stato eletto.

Un altro candidato non eletto finito sotto inchiesta è il grillino Fabrizio La Gaipa, arrestato ad Agrigento  con l'accusa di accusati di estorsione nei confronti dei loro dipendenti costretti a firmare buste paga fasulle e a ritornare indietro parte del denaro ricevuto. Il M5s lo ha sospeso.

A Catania un altro «mister preferenze», Luca Sammartino, eletto con oltre 30 mila voti nella lista del Pd, ha annunciato querele per un video diffuso dal M5s. Viene ipotizzato che un’anziana donna interdetta, ricoverata in una casa di cura, sia stata indotta a votare per Sammartino. Su questa vicenda la Procura ha aperto un’inchiesta a carico di ignoti dopo la denuncia presentata dal figlio della donna.

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