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Voti della "Stidda" in cambio di appalti e posti di lavoro: ex sindaco di Vittoria tra arrestati

L'inchiesta della Procura e della Guardia di Finanza di Catania, avrebbe accertato, con il supporto di due collaboratori di giustizia, lo scambio politico-mafioso, in più tornate elettorali, tra i fratelli Giuseppe e Fabio Nicosia ed esponenti della mafia ragusana. Sei in tutto i provvedimenti eseguiti

Voti della "Stidda" in cambio di appalti e posti di lavoro: ex sindaco di Vittoria tra arrestati

CATANIA - I Finanzieri di Catania, dopo un’indagine coordinata dalla Procura etnea, hanno eseguito sei misure di arresti domiciliari nell'ambito dell' Operazione "Exit poll" per scambio elettorale politico-mafioso in relazione alle elezioni amministrative del 2016 del comune di Vittoria (Ragusa).


Tra le persone arrestate anche l’ex sindaco di Vittoria Giuseppe Nicosia (eletto per due mandati consecutivi dal 2006 al 2016) e il fratello Fabio, attuale consigliere comunale, Giambattista Puccio e Venerando Lauretta, entrambi già condannati per associazione mafiosa.

Oltre che per i fratelli Nicosia e per Puccio e Lauretta, i domiciliari sono scattati anche per Raffaele Di Pietro e Raffaele Giunta, entrambi con precedenti penali, in particolare i due risultano aver svolto un ruolo di intermediazione attiva nell’accordo criminale stretto tra politica e mafia.

Giombattista Puccio, detto “Titta u ballerinu”, di cui è stata accertata giudizialmente nel 2003 la contemporanea appartenenza alle associazioni mafiose “Cosa Nostra” e “Stidda”, è stato inoltre coinvolto in diverse operazioni condotte nei confronti del clan stiddaro “Dominante – Carbonaro” (Operazioni Squalo nel 1994 e “Flash Back” nel 2006) ed è indicato da più collaboratori di giustizia quale attuale esponente di spicco della Stidda. Venerando Lauretta è stato già condannato per la sua appartenenza al clan “Dominante – Carbonaro”.

Le Fiamme Gialle, sotto la direzione della Procura Distrettuale di Catania, hanno effettuato intercettazioni telefoniche, perquisizioni, sequestri e acquisizioni documentali. Un contributo notevole è stato altresì fornito dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia da cui è emerso con chiarezza l’intreccio affaristico- politico-mafioso che, nella città di Vittoria, ha condizionato e orientato le scelte elettorali anche prima delle elezioni amministrative del 2016. Il quadro delineato dai collaboratori di giustizia è infatti molto ampio ed evidenzia come i fratelli Nicosia abbiano ricevuto a Vittoria il sostegno elettorale della “Stidda” sia nelle amministrative del 2006 e 2011, sia nelle regionali/nazionali del 2008 e 2012. Il convogliamento dei voti, secondo il dato univocamente acquisito, veniva ripagato dal sindaco Giuseppe Nicosia con l’assegnazione di appalti e posti di lavoro a favore degli attuali coindagati Giunta e Di Pietro.

In questo allarmante scenario le attività dei Finanzieri del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Tributaria di Catania hanno consentito di tracciare ed attualizzare i contatti avvenuti tra i fratelli Nicosia ed esponenti di vertice della “Stidda”, sodalizio mafioso che risulta essere particolarmente attivo, in area vittoriese, nella gestione economica di interi settori quali la raccolta della plastica e la produzione degli imballaggi per i prodotti ortofrutticoli.

Si inserisce in questo quadro, sempre secondo gli investigatori, la strategia politica dei fratelli Nicosia, orientata a mantenere e consolidare il peso e l’autorevolezza conquistati nel corso dell’ultimo decennio nelle decisioni del governo locale. Il collaudato sistema clientelare si reggeva inoltre anche sui voti degli operatori ecologici: alle ultime elezioni, il sindaco uscente Giuseppe Nicosia, avrebbe assicurato infatti l’assunzione di 60 dipendenti dalla società subentrante nella gestione dei rifiuti a Vittoria. Nel corso delle indagini è stata tra l’altro monitorata una riunione, sollecitata dal Di Pietro, tra i fratelli Nicosia e i lavoratori dell’azienda di gestione dei rifiuti, finalizzata a sancire il sostegno elettorale di quest’ultimi in favore degli stessi.

Nelle fasi antecedenti la competizione elettorale del 2016, sono stati registrati contatti tra i due politici e gli esponenti di vertice del clan stiddaro Puccio Giombattista e Venerando Lauretta. Si è accertato in particolare che Raffaele Giunta, anch’egli candidato al Consiglio Comunale prima che uno scandalo mediatico gli imponesse il ritiro dalla competizione, chiamava Lauretta richiedendo allo stesso la ricerca di voti a suo favore. Lauretta avrebbe risposto di essere già impegnato a sostenere la coalizione appoggiata dai NICOSIA, aggiungendo che, in cambio, gli era stato promesso dal sindaco uscente lo sgombero di un edificio pubblico, dove consentirgli di avviare un centro di assistenza per persone con handicap.

Il 1° giugno 2016 gli investigatori hanno assistito a un incontro tra Fabio Nicosia e Giombattista Puccio, svoltosi presso la sede di una società di imballaggi in cartone. Il contatto tra i due è stato confermato anche da successive captazioni di conversazioni telefoniche tra Puccio e Di Pietro, colloqui dai quali sarebbe emerso la disponibilità di Puccio a fornire sostegno elettorale in cambio di benefici connessi allo svolgimento delle attività economiche gestite dal proprio figlio nel settore della rimozione dei rifiuti.

Da ultimo, destinataria della misura interdittiva è Nadia Fiorellini, 55 anni, all’epoca dei fatti assessore al Comune di Vittoria, che, nella sua qualità di pubblico ufficiale, risponde di falso ideologico in atto pubblico avendo falsamente autenticato come apposte in sua presenza numerose firme per la presentazione della lista elettorale “nuove idee” in cui era candidato Fabio Nicosia, firme che di fatto erano state invece apposte dai coindagati DI Pietro e Giunta.

La notizia di un’inchiesta sulle amministrative del 2016 a Vittoria, con nove indagati, si diffuse a giugno dello scorso anno, a pochi giorni dal voto. Il fascicolo era stato aperto dall’allora procuratore aggiunto di Catania, Amedeo Bertone, oggi procuratore a Caltanissetta, e dal sostituto della Dda etnea Valentina Sincero, che avevano delegato le indagini alla guardia di finanza. Furono le perquisizioni eseguite dalle Fiamme gialle nei comitati elettorali di alcuni candidati del Pd a fare emergere la notizia. Il fascicolo, di cui è titolare il procuratore Carmelo Zuccaro, scaturì dalle dichiarazioni di due collaboratori di giustizia, Biagio Gravina e Rosario Avila.


L’ex sindaco Giuseppe Nicosia (Pd) commentò l’indagine parlando di «infondata accusa infamante» e di «macchina del fango», che «si è diffusa nei gangli vitali, nei settori economici e in quelli politici della città, con il coinvolgimento di settori criminali che evidentemente non hanno gradito l’azione di legalità portata avanti con determinazione dalla mia amministrazione». «Voglio che sia la magistratura - aggiunse - ad acclarare e a smascherare il disegno criminoso che esponenti mafiosi, evidentemente toccati dalla mia azione e dalle mie denunce contro i clan, e ispirati da chissà chi, hanno inteso macchinare».  Ad essere eletto sindaco è stato Giovanni Moscato, 40 anni, avvocato, che ha fatto segnare una svolta storica a Vittoria: dopo 70 anni, il Comune non è più retto da un esponente della sinistra come lo era stato dal 1946 al 2016. Il nuovo sindaco, a capo di una coalizione di liste civiche, è un esponente del centrodestra che quando furono eseguite le perquisizioni era tra i nove indagati, ma è totalmente estraneo all’operazione di oggi. 

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