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Approvato il ddl sulla raccolta dei tartufi in Sicilia

Di Carmen Greco |

PALERMO. Si chiama Ddl 496 e regolamenta la raccolta, la coltivazione e la commercializzazione del tartufo siciliano. Un ddl atteso se è vero che, ormai, questo pregiato fungo ipogeo si trova in diverse zone della Sicilia e veniva raccolto senza alcun tipo di norma e tantomeno di regole.

Il disegno di legge propone l’adozione di regole simili a quelle per la raccolta dei funghi spontanei, a partire dal tesserino per i raccoglitori di tartufi, da un “tetto massimo” per la raccolta, dai tempi e dalla modalità di raccolta, oltre ai criteri per la lavorazione e la conservazione e così via, oltre a tutta una serie di regole “tecniche” (per esempio, divieto di raccolta di notte, nelle zone protette per la fauna selvatica, nei giorni in cui è consentita la caccia vagante, di raccolta di tartufi non maturi o avariati, di raccolta con più di due cani regolarmente iscritti all’anagrafe canina).

I cavatori di tartufi naturali dovranno avere un tesserino (da rinnovare ogni 5 anni) per essere autorizzati a raccoglierli e, al massimo, si potranno prendere fino a 500 grammi di tartufi al giorno (“bianchi”) e fino a 1.500 gr. del gruppo (“neri”).

Il disegno di legge detta le regole anche per il riconoscimento delle tartufaie coltivate, un’opportunità imprenditoriale importante, visto che l’Isola ha le caratteristiche adatte alla creazione di tartufaie e il disegno di legge approvato oggi in Commissione Attività produttive colma, anche sotto questo aspetto,  un vuoto normativo.

«Già da anni sono stati avviati studi per l’individuazione di zone della Sicilia microbiologicamente adatte alla coltivazione del prezioso fungo – hanno dichiarato Michele Catanzaro e Nello Dipasquale del Pd, firmatari del progetto di legge che ha dato il via all’iter parlamentare – e sono state individuate in Sicilia molte tartufaie naturali che rappresentano una risorsa da valorizzare sia in termini ambientale che economici».

«Il tartufo in Sicilia è presente in quasi tutto il suo territorio – hanno aggiunto – ed era indispensabile, quindi, regolamentare un settore di notevoli potenzialità applicative ed al contempo proteggere l’ambiente, ponendo freno alla raccolta indiscriminata dei tartufi e gettando le basi per uno sfruttamento economico controllato della coltivazione».

Soddisfazione anche da parte di Mario Prestifilippo, micologo, responsabile scientifico Ametas, che da anni auspicava una legge del genere. «Finalmente – ha dichiarato – siamo riusciti dopo due anni grazie anche all’impegno dei parlamentari firmatari del ddl ad avere una legge per tutelare il tartufo autoctono siciliano soprattutto dai predatori che venivano da fuori a fare delle raccolte indiscriminate, senza alcun limite, senza controlli e senza rispetto per il territorio».   COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA


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