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D’Agostino: «Scosso il formicaio

D’Agostino: «Scosso il formicaio ora fuori le formiche… »

Di Mario Barresi |

Acireale. Mozzarella di bufala, due fettine di crudo, un brandello di grana sradicato da una forma appena comprata dal pizzicagnolo. Sono quasi le tre del pomeriggio di un giorno che è iniziato a mezzanotte e non si sa quando finirà. Capretto al forno con patate? «No, grazie», ghigna. Al piano di sopra i poliziotti guardano altre immagini delle telecamere di sorveglianza. E nella cucina della sua villa di Santa Maria Ammalati, nemmeno sorseggiando un ottimo syrah, al netto della malefica ironia del cronista-commensale, Nicola D’Agostino riesce a vedere il bicchiere mezzo pieno.

Allora, dopo il capretto proiettile munito la tessera del Pd arriverà molto prima del previsto… O magari diranno che l’ha preso dal suo macellaio di fiducia?

«Ormai mi aspetto di tutto. Qualcuno, quando l’altra volta bruciarono la macchina di Roberto (il sindaco Barbagallo, ndr) disse che era autocombustione. Per fortuna, e lo dico in tutti i sensi, ci sono le telecamere che hanno immortalato tutto… Sono stato in commissariato. Ho parlato di un po’ di cose… ».

Quali sono queste cose?

«Sono infinite. Mio padre, che ha 81 anni, appena mi ha visto ha detto: “Avete sbagliato, fate troppe multe per le macchine in doppia fila e la gente si secca… “. Ecco, da lì a salire può essere tutto».

Fino a dove? A chi avete pestato i piedi?

«Il nostro è un progetto chiaro, unico e rivoluzionario, fin dalle elezioni: fuori i partiti, programma su Facebook, primarie con 7mila persone. E poi tutti assieme a dare una scossa, in termini di rispetto delle regole e di sviluppo sano, a una città sonnolenta, aggrovigliata nella ragnatela dell’ipocrisia. I fronti aperti sono tantissimi. La lotta all’abusivismo, la spending review al Comune, la stretta su parcheggiatori, pescheria e locali delle frazioni marinare, le delibere su racket e beni mafiosi, la rivoluzione della nettezza urbana, lo stop al cemento… Sia chiaro: non sono sospetti, è il racconto di quello che s’è fatto. Ogni atto è un passo di legalità, non annunciata, ma praticata. Il simbolo è l’ecomostro di Santa Caterina che stiamo per abbattere. Non c’entra nulla col capretto, ma è un simbolo».

I maligni dicono che siano “avvisi” di cambiali elettorali. O qualcuno con cui non avete voluto parlare…

«Noi parliamo con tutti i cittadini. Se poi mi fanno sapere che c’è qualcuno, come il presunto boss acese, tale Melo l’Africano, che vuole parlarmi, è chiaro che con lui io non parlo».

In questi casi si dice: andiamo avanti. Solo retorica? C’è un po’ di paura?

«La paura c’è. Ma non ci facciamo intimidire da questi gesti vili. Abbiamo smosso il formicaio, è venuto fuori un numero impensabile di formiche. Le affrontiamo».

Sincero: segnali di rivendicazione del gesto?

«Se qualcuno l’avesse fatto io l’avrei denunciato dopo dieci secondi».

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