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Mafia, consiglieri di Motta al prefetto: «Potrebbe finire come Misterbianco»

Di Roberto Fatuzzo |

Motta Sant’Anastasia (Catania) – Clamorosa iniziativa di tre consiglieri comunali di opposizione di Motta Sant’Anastasia. Danilo Festa, candidato sindaco alle ultime amministrative, Annalisa Puglisi e Anna Pesce comunicano sui social di avere scritto una lettera al prefetto di Catania, Claudio Sammartino. «Dopo aver letto le motivazioni che stanno alla base dello scioglimento del Comune di Misterbianco – rendono noto i consiglieri – siamo fortemente preoccupati per il nostro Comune. Abbiamo chiesto al prefetto di considerare e monitorare anche il nostro Ente, recentemente scosso e coinvolto, al pari di Misterbianco, dall’operazione “Gisella”. Le preoccupanti analogie con la relazione di Misterbianco in merito, in primis, alla gestione delle manutenzioni e degli affidamenti, potrebbe averci esposto a forti rischi nel corso degli ultimi anni. Per tali ragioni (e per altro ancora) chiediamo un intervento prefettizio, certi di rappresentare i timori e le paure dei cittadini onesti».

Com’è noto, con la recente operazione “Gisella”, riguardante “Cosa nostra” catanese, la maxi-inchiesta dei carabinieri ha riguardato gli eredi di Mario Nicotra (il clan dei “Tuppi”), ora sotto processo, attribuendo loro inquietanti “roccaforti” criminali sia a Misterbianco che a Motta. E dall’opposizione si chiede ora di verificarne eventuali tentativi di “interventi” malavitosi sull’amministrazione locale.

Immediata la dura reazione del sindaco Anastasio Carrà: «Davanti all’ennesima attività diffamatoria riverberata al solo scopo di denigrare l’operato impeccabile di questa Amministrazione, suggerisco di utilizzare cautela prima di certe gravi affermazioni. Io sono un luogotenente dei carabinieri da 36 anni e tuttora in servizio, con una vita sempre vissuta all’insegna della legalità. E grido che la mafia mi ha sempre fatto schifo. Deluso e amareggiato per i fatti che hanno coinvolto il vicino Comune di Misterbianco, vorrei conoscere dai promotori di questa iniziativa quali siano le “preoccupanti analogie” riscontrate tra Motta S. Anastasia e il Comune sciolto per infiltrazioni mafiose; quali o quanti dipendenti comunali, dirigenti o amministratori di Motta siano stati soggetti ad attività investigativa per possibili interferenze con associazioni di tipo mafioso nella gestione della cosa pubblica. Durante la scorsa Amministrazione, il Comune di Motta S. Anastasia e tutti gli amministratori (compresi gli uffici e i dipendenti comunali) sono stati soggetti a una lunga attività di indagine da parte della Procura di Catania che si è conclusa con l’archiviazione della stessa, poiché il Pm incaricato di svolgere l’attività non riscontrava alcun fatto di reato, affermando che l’Amministrazione aveva sempre agito in maniera impeccabile. Forse dai nostri consiglieri di minoranza viene compiuto qualche evidente errore di valutazione; così come non è ben chiaro agli stessi che l’inchiesta “Gisella” ben poco ha a che vedere con i motivi per i quali il Comune di Misterbianco è stato sciolto, per i ruoli e le interferenze ufficialmente rilevati all’interno dell’Amministrazione; e le cause devono essere rintracciate in attività di indagine precedenti, che hanno visto la descrizione minuziosa e precisa delle iniziative dei clan mafiosi in quel Comune, grazie anche a collaborazioni e sodalizi acclarati nella relazione prefettizia». «Per tutelare la mia immagine e quella dei miei concittadini, mi rivolgerò agli organi competenti, e con me l’amministrazione comunale che ho l’onore di guidare».COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA