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Catania

Cei, il Covid incombe su S. Agata d'Agosto: «Stop a processioni religiose»

La Conferenza Episcopale Siciliana si è già pronunciata sull'opportunità di bloccare le processioni. A Catania decisioni ancora da adottare

Di Rossella Iannello

L'unica risposta certa trascurata è venuta dalla Chiesa siciliana. Nella sessione straordinaria della Cesi, la Conferenza episcopale siciliana che si è svolta a Enna, è stato deciso infatti che «in merito all'opportunità e/o possibilità di ripresa delle processioni, i vescovi convengono che, non potendosi sostenere per lo svolgimento delle stesse il rispetto delle misure precauzionali determinate dalle autorità relative alle norme per il contenimento della diffusione del Covid-19, venga confermata la sospensione delle processioni fino a nuovo provvedimento della stessa conferenza».

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Dunque, da questo punto di vista è chiaro che per la festa d'agosto di Sant'Agata, per il secondo anno consecutivo, non ci sarà la processione che, seppur ridotta rispetto a febbraio, accompagnava il busto reliquiario attraverso piazza Duomo.  Un provvedimento inevitabile che ha già portato ovviamente alla soppressione delle processioni in molte feste religiose. Soppressione che ha generato molte soluzioni alternative. Una per tutte quella presa a Palermo per il grandioso festino di Santa Rosalia. Il carro trionfale, invece che sfilare, è rimasto in esposizione e le reliquie della Santuzza hanno sorvolato la città a bordo di un elicottero.
Un “colpo d'ali”, è proprio il caso dirlo, deciso per adeguarsi alla situazione senza dimenticare il culto e l'amore che i cittadini portano alla loro Patrona. E a Catania? A un mese dalla data di Sant'Agata d'agosto, nulla è stato deciso. E non nel senso che non si sa che cosa scegliere, ma nel senso che gli organismi preposti all'organizzazione delle celebrazioni non si sono, pare, neanche mai incontrati per parlarsi e decidere.

Una situazione nebulosa, quindi, come nebulosa è ancora la situazione della prossima guida della Chiesa etnea, dopo le dimissioni, il 23 giugno scorso, al compimento del 75° anno di età da parte dell'arcivescovo mons. Salvatore Gristina. Il nuovo Pastore arriverà prima della Festa estiva di Sant'Agata? O forse dopo, concedendo a mons. Gristina nella veste di arcivescovo a capo quest'altro gradito appuntamento? O forse, come dicono altri, si aspetterà l'avvio del nuovo anno diocesano, a metà settembre? Nessuno si azzarda a fare ipotesi e d'altra parte la risposta a queste domande può venire solo da Roma. Sarà il Vaticano, e soprattutto Papa Francesco (riduci dall'intervento all'intestino), a decidere sul successore di Gristina. Scegliendo fra gli episcopi italiani o nominando un nuovo vescovo.

Tuttavia, fino a quel momento (e quindi fino all'accettazione delle dimissioni) l'arcivescovo è in carica con pieni poteri e quindi da lui si attende una parola circa le celebrazioni agatine. Da lui, come dal sindaco Salvo Pogliese e dal Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica chiamato a pronunciarsi sulla congruità delle eventuali proposte alternative per… fare onore alla festa. 

Meno “titolato” appare purtroppo il Comitato per i festeggiamenti di Sant’Agata, pure nato poco più di sette anni fa, su delega specifica di autorità religiosa e civile per organizzare i festeggiamenti. Di fatto esautorato dall’ideazione del programma alternativo dello scorso febbraio, con dei membri dimissionari, in scadenza il prossimo settembre, anche adesso il Comitato non è stato ancora consultato.  «Sì - conferma il presidente dell’organismo paritetico, Riccardo Tomasello  (nella foto sotto Gristina) - noi siamo pronti e operativi, pronti alle responsabilità e anche a lavorare 24 ore al giorno, se necessario. Ma nessuno prende posizione, nessuno indica una strada da seguire.  «L'input - aggiunge - deve essere dato dai soci promotori, ovviamente con l'avallo delle autorità di pubblica sicurezza. Insomma, credo che la città abbia bisogno di un segnale, ma anche di sapere. A Palermo hanno deciso qualcosa, che magari potrà non piacere a tutti, ma qualcosa si è fatto. Qui si potrebbe pensare a una esposizione protetta delle reliquie, per esempio, ma questa e altre idee rimangono ipotesi non titolate se non si pronunciano - conclude Tomasello - la Chiesa e il Comune».

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