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Covid, l’infettivologo catanese: «Lo scenario sta cambiando»

Di Giuseppe Bonaccorsi |

Dottore Carmelo Iacobello la situazione sanitaria del Covid sta peggiorando?

«Purtroppo avevamo detto che tutto ciò poteva avvenire con la riapertura alla vita sociale e difatti i casi stanno aumentando…».

Ma lei appartiene a quella linea di pensiero dei clinici che da tempo sostiene che il virus si era attenuato. Adesso sta mostrando nuova aggressività?

«Non abbiamo nessun dato scientifico in mano per dire cosa stia avvenendo. Però ho la sensazione che qualcosa stia cambiando è evidente e soprattutto è mutato qualcosa dal punto di vista dei controlli di coloro che arrivano in Italia da altri paesi dove il virus è ancora molto aggressivo e diffusivo».

Cosa intende?

«Mi riferisco ai controlli negli aeroporti, porti e altre vie di ingresso nel nostro Paese. E allora quello che noi stiamo osservando in alcune parti d’Italia e anche in Sicilia potrebbe essere causa dell’ingresso di altri ceppi virali provenienti da nazioni a più alto impatto epidemico. Quindi noi dobbiamo stare molto attenti ad americani, sudamericani, poi c’è il problema della Romania che ha una colonia molto numerosa. Non ho certamente nulla contro i romeni, ma se in quel paese si sta diffondendo il virus noi dobbiamo stare attenti ed evitare che qualche romeno possa riportare il virus da noi. E poi mi riferisco ai problemi dell’India, del Bangladesh e infine dell’Africa dove il virus sta prendendo il sopravvento. E quel continente è un grosso punto interrogativo. L’Oms riferendosi proprio all’Africa ha detto che in questo periodo si sta osservando in Africa una pandemia in ritardo che solo ora si sta diffondendo rispetto al continente europeo e non sappiamo ancora come».

E allora dottore i nuovi casi a Catania possono essere di importazione?

«Non è difficile immaginare che anche da noi sia entrato un virus più aggressivo da altre aree del mondo che poi non si sa come si sta diffondendo anche tra la popolazione catanese. Sino a poco tempo fa l’andamento era piuttosto blando e i numeri dei ricoveri erano fortemente diminuiti al punto che solo al San Marco c’era ancora qualche caso. Adesso invece abbiamo nuovi ricoveri e addirittura due pazienti sono trattati col Cpap».

Ma a questo punto potremmo davvero tornare indietro e dover chiudere tutto come a marzo?

«Al momento i rischi sono ridotti perché ci troviamo climaticamente in un periodo poco favorevole al virus che è molto sensibile ai raggi ultravioletti e perché si sta più all’aperto che al chiuso e il Covid ha più difficoltà a diffondersi. Però, indubbiamente, questi segnali vanno interpretati prima che sia tardi e bisogna attenzionare qualsiasi cambiamento in vista dell’autunno».

I catanesi si stanno comportando bene o male?

«Guardi si stanno comportando come le altre popolazioni dell’Italia. C’è chi rispetta le regole e chi no. Certo si nota un atteggiamento rilassato in buona parte della popolazione come se il Covid non ci sia più. Un comportamento che va corretto e la popolazione va avvisata che questo atteggiamento può essere dannoso per sé e gli altri. Ma è soprattutto l’Italia che sta mostrando un atteggiamento schizofrenico. Non possiamo chiedere agli italiani di rispettare le regole e poi non intervenire adeguatamente nei confronti di chi entra in Italia da paesi a rischio. Certo se dovessimo a novembre avere un quadro epidemiologico mutato in peggio indubbiamente saranno necessari provvedimenti del caso sino al rischio di tornare a un lockdown inimmaginabile, tra l’altro in un contesto socio economico già disastroso. Quindi speriamo di no!». COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA