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Il retroscena

Caccia alla “manina” catanese, Carrà si tira fuori e la collega della giudice: «Non lascerà l’incarico»

Ma la pista porta dritto a Catania

Di Mario Barresi e Laura Distefano |

La pista sulla “manina” che ha tirato fuori il video usato da Matteo Salvini come “prova” contro la giudice Iolanda Apostolico, immortalata al sit-in al porto nel 2018, porta dritto a Catania. E adesso tutti lo cercano per chiedergli spiegazioni. «Ma non ho risposto a nessuno: parlino con l’ufficio stampa», ci dice in serata Anastasio Carrà. È stato lui, il deputato etneo della Lega, ad effettuare il “riconoscimento” della magistrata. Ma Carrà, che rivendica il titolo di «primo sindaco leghista in Sicilia della storia», smentisce la voce che rimbalza da Roma alle pendici del Vulcano.

«Quel video non sono stato io a procurarlo, né a darlo a Matteo. Se proprio lo volete sapere, l’ho visto per la prima volta poco prima di entrare in Aula per chiedere l’informativa al ministro Nordio», aggiunge. «Anche perché lui e il giudice abitano pure vicino e capita che s’incontrino», aggiungono fonti etnee ben informate. Il primo cittadino di Motta Sant’Anastasia è il sospettato numero uno di chi si chiede come abbia fatto il leader della Lega ad avere quel filmato. Girato evidentemente da chi aveva accesso all’area vietata ai manifestanti. Magari non l’uomo individuato in un video del Fatto, la cui ricostruzione è stata ridimensionata da un incrocio di inquadrature effettuato da Open. Dalla Lega non rivelano la fonte, anche se in molti a Catania sono certi che ci sia lo zampino di Carrà, carabiniere in pensione, magari con la complicità – dicono – di un ex collega e amico, sindacalista di polizia.

«Non è assolutamente vero, sono tutte sciocchezze. Ripeto: quel video non l’ho portato io. Da chi l’ha avuto Matteo? Chiedetelo a lui, ma non ve lo dirà. Certo, non da qualcuno di Milano…», ironizza il deputato. Che, prima di chiudere la conversazione, tiene a precisare un concetto: «Mi hanno chiesto se, da ex esponente dell’Arma, non mi sorprenda il fatto che ci sia un filmato del genere. No, non mi sorprende affatto, quello che mi sorprende è che un magistrato fosse a una manifestazione in cui si insultano le forze dell’ordine».

Ed è probabile che per rispondere all’interrogativo sulla matrice del video si possa aprire un’indagine, questa volta penale, sollecitata anche da un esposto da Angelo Bonelli (Avs) alla Procura di Roma. La competenza territoriale non è così scontata. Molto dipende da dove è stato commesso il reato, quindi con più probabilità Catania. Sempre se di reato si tratti. Il fascicolo potrebbe essere aperto su due ipotesi: la prima (che però gli addetti ai lavori ritengono alquanto «scivolosa») è rivelazione di segreto investigativo, la seconda è l’accesso abusivo al sistema informatico. E su questo fronte dovrebbe essere ricostruita la catena di custodia e poi trovare chi ha violato l’archivio al fine di dare un assist al leader del Carroccio nell’attacco alla giudice che ha sancito «la non coerenza» del decreto anti-sbarchi con le direttive Ue e Costituzione.

Ma una prima verifica è stata già fatta. Dalla polizia, con un doppio invio romano e catanese, hanno messo nero su bianco che «sulla manifestazione del 25 agosto 2028 nel porto di Catania si comunica che il video pubblicato non risulta tra gli atti dell’ufficio relativi all’evento in questione. E -precisano – negli atti redatti dagli operatori non risulta menzionata la presenza della dottoressa Apostolico e del marito». Se quel video non è un atto ufficiale della polizia, allora viene da pensare a una registrazione amatoriale. Alcuni ipotizzano addirittura un filmato social che però è caricato in qualche profilo ben blindato con i filtri della privacy. In serata, però, viene corroborata un’altra ipotesi: a girare quelle riprese potrebbe essere stato un attivista catanese della Lega. Possibile, ma se fosse così si dovrebbe spiegare perché l’autore poteva muoversi negli spazi riservati alle forze dell’ordine.

Intanto in tribunale fanno scudo attorno ad Apostolico. Che «non chiederà mai di essere trasferita, ma continuerà a fare il proprio lavoro con serietà» anche perché «sarebbe come darla vinta» a chi sta riversando «montagne di fango» su di lei e la sua famiglia, assicura la collega Marisa Acagnino, giudice del Tribunale di Catania. Componente anche lei del del “Gruppo specializzato per o diritti della persona e della immigrazione” di cui Apostolico fa parte dall’istituzione, il 18 agosto 2017, un anno prima del video. Quanto basta per giustificare la sua presenza al porto, con l’intenzione di «mediare» fra manifestanti e forze dell’ordine, come trapelato dalla linea “difensiva” della toga? Magari no, anche se molti dei presenti al sit-in sottolineano l’esigenza di «contestualizzare» quei fatti.

«Ricordo benissimo – dice Pierpaolo Montalto, dirigente regionale di Sinistra Italiana – quella manifestazione, ricordo benissimo quel momento di tensione e ricordo benissimo la giudice. Al porto di Catania c’erano migliaia di persone, non solo le donne e gli uomini della sinistra radicale». E poi la ricostruzione di Montalto: «Alla fine del corteo una giovanissima manifestante venne colpita alla testa e in tante e tanti si avvicinarono attirati dalle urla e poi dall’arrivo di un’autoambulanza. Tra le persone attirate dal trambusto c’era anche la giudice. Non so sinceramente dove fosse prima ma non credo che si debbano dare delle spiegazioni o delle giustificazioni».

Erano i giorni, per intenderci, in cui Gianfranco Miccichè portò le mutande chieste da Laura Boldrini per i migranti “prigioneri” sulla Diciotti.COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA

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