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L’emergenza caldo e l’acqua con il contagocce

Alla Piana di Catania terreni a secco e reti colabrodo. L'Sos degli agricoltori e la preoccupazione dei sindaci

Di Carmen Greco |

«La situazione è disperata, diverse aree non avranno neanche una goccia d’acqua e altre, se va bene, avranno, sì e no, due irrigazioni, la Piana di Catania è in queste condizioni».Non usa mezzi termini Vito Amantia, presidente della Sezione di Scordia di Coldiretti. L’annunciata prossima ondata di caldo che, sembra, debba protrarsi per settimane è un’ulteriore brutta notizia per l’agricoltura etnea che già “piange” un sistema irriguo indegno di un settore produttivo principe. «Chi ha qualche “laghetto” lo prosciugherà al più presto – preconizza Amantia – e fra un mese non ci sarà nemmeno questo».

Un allarme che non è novità

È un allarme, ma non è una novità. Si ripete drammaticamente ogni anno all’arrivo della stagione estiva in un territorio che non riesce nemmeno a raccogliere l’acqua che arriva dal cielo o che viene portata dai fiumi. «Sono cose che diciamo ormai da anni, l’acqua non si riesce a raccogliere negli invasi perché le dighe sono piene di fango – spiega Amantia – le condotte sono a brandelli e il consorzio non ha soldi per garantire la manutenzione. Abbiamo avuto un po’ di riserva nelle dighe perché in inverno è piovuto e un po’ d’acqua s’è raccolta negli invasi, ma i fiumi hanno disperso un enorme quantità d’acqua perché non esistono impianti di risalita, e l’energia elettrica per le pompe costerebbe troppo. O piove a monte e si riempiono le dighe, altrimenti l’acqua che è piovuta nella piana si disperde perché costerebbe troppo portarla nelle dighe, ci vorrebbero impianti fotovoltaici e investimenti seri, il consorzio andrebbe rifondato e riorganizzato».

La Piana di Catania

Il bando per la Piana di Catania? «Ma il bando vuol dire aspettare anni, ammesso che sia funzionale se ne parlerà almeno fra due anni. Qua tutta la produzione della piana è a rischio adesso. Chi non ha pozzi – e si tratta almeno del 50-60% delle aziende – andrà incontro a una crisi nera». «Da un mese cerco di sensibilizzare le persone e soprattutto i miei colleghi a segnalare situazioni di difficoltà – dice Andrea Passanisi, presidente di Coldiretti Catania – senza nascondere nulla della realtà della situazione, ma lo sappiamo tutti qual è il problema, il Consorzio di bonifica non ha acqua e a un ancestrale problema di gestione si sono aggiunti una rete colabrodo e uno di carattere meteorologico che ha fatto registrare poche precipitazioni: è piovuto poco e le risorse idriche sono quasi allo zero». La preoccupazione per l’anticiclone “Cerbero” è solo il primo granello di una montagna di difficoltà che gli agricoltori sono costretti a scalare anno dopo anno. «L’ulteriore previsione di caldo africano fino a 40 gradi non mi preoccupa più di tanto – continua Passanisi – la Sicilia è abituata da sempre a queste temperature, ma se si va oltre i 40 gradi per diverse settimane gli alberi vanno in stress e i frutti cadono. Attualmente abbiamo solo il 10-20% dell’acqua che servirebbe. Solo l’anno scorso lamentavamo il problema della distribuzione dell’acqua, della gestione del consorzio, del suo commissariamento, delle reti idriche obsolete, dei problemi strutturali, e tutto ciò con una presenza d’acqua che c’era, anche se con il contagocce. Figuriamoci a cosa andiamo incontro oggi che l’acqua non c’è e quel poco che c’è viene perduta. Se va bene verrà distribuita, al massimo, su un centinaio di ettari nelle zone più virtuose in cui esiste una maggiore facilità di distribuzione, per esempio nel Calatino, il resto andrà tutto perso. Se penso alle zone più a rischio, sicuramente sono quelle agrumicole. Poi ci sono zone come Misterbianco in cui l’acqua non è ancora arrivata».

Il consorzio di bonifica

Il punto dolente è sempre la situazione del Consorzio di bonifica. «Non è tanto un problema di clima cambiato in questi ultimi anni – osserva Passanisi – quello che mi preme rilevare è che passano gli anni e le risorse strutturali che abbiamo vanno a degradarsi senza che si faccia nulla. È normale, se hai una casa e non la curi, la gestisci male, anzi non hai le risorse per poterla gestire, alla fine crolla. Oggi non c’è acqua e c’è un consorzio che non funziona, per questo aspettiamo la riforma dei consorzi che deve dare una svolta sia sul piano organizzativo che amministrativo. Già sentire che un consorzio è commissariato da oltre 20 anni, è in sè una barzelletta. Un commissariamento è giusto quando arriva un commissario, ristruttura, innova e rende funzionale l’ente, non si tratta di un lavoro di ordinaria amministrazione, qui ci vuole una straordinaria amministrazione. E comunque siamo consapevoli che la riforma dei consorzi, per la quale attendiamo l’operato dell’Ars, non risolverà il problema da un giorno all’altro, ma è un passo necessario e non più rinviabile per poter avviare una programmazione seria del settore più importante per l’economia siciliana. Devo dare atto all’assessore Sammartino di essere venuto a toccare con mano la situazione, cosa non scontata, ma le attività di manutenzione del Consorzio, quelle poche che si riescono a fare, lasciano il tempo che trovano».COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA


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