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LO SCANDALO

Sammartino e quella «propensione a delinquere»: il suo nome compare 1.070 volte nella carte dell’inchiesta Pandora

Sebbene siano solo due i capi d'imputazione per l'ex vice governatore della Regione siciliana, nell'ordinanza il Gip traccia il profilo di una «personalità incline a commettere azioni delittuose»

Di Laura Distefano |

Era il primo Ferragosto con le mascherine. Negli uffici giudiziari di piazza Verga quell’estate del 2020 si lavorava a ritmi fin troppo serrati. Un via vai, alquanto singolare, si muoveva dalla caserma dei carabinieri al Palazzo di giustizia. Il 15 agosto 2020 Silvio Corra, da uomo libero, decideva di diventare un collaboratore di giustizia. Non era uno qualsiasi. Era all’epoca uno di quelli che contavano nella famiglia di Cosa nostra, anche per il fatto di essere il cognato di Angelo Santapaola, vittima di lupara bianca nel 2007. Due giorni dopo aver ufficializzato la sua volontà a cambiare vita cominciava a parlare non solo di boss, ma anche di politica.

Mafia e politica

Nel 2015 avrebbe accompagnato più volte il capo della “famiglia”, Francesco Santapaola “Colluccio” a casa di Vito Romeo, entrambi condannati per mafia, per una serie di incontri in cui avrebbe visto Santi Rando, che poi è stato eletto sindaco di Tremestieri Etneo, e il cognato di Romeo, Pietro Alfio Cosentino. In quelle riunioni in due occasioni avrebbe visto arrivare anche un altro uomo, di cui però non conosceva il nome. I pm gli hanno mostrato diverse foto. Quando è arrivata la numero 82, Corra non ha avuto dubbi: «È lui, riconosco un soggetto che ho visto parlare con Romeo e suo cognato». Quell’immagine era di Luca Sammartino.

Cominciava da qui, la saga giudiziaria che ieri ha costretto Luca Sammartino – appena rientrato dalla passerella del Vinitaly – a dimettersi da vicepresidente della Regione Siciliana. L’ormai ex assessore regionale è stato descritto dalla gip Carla Aurora Valenti (che ha firmato un’ordinanza di quasi 800 pagine) come una «personalità incline a commettere azioni delittuose». Ma nonostante i capi d’imputazione che interessano il leghista siano solo 2, il nome di Sammartino nelle carte dell’inchiesta Pandora compare 1.070 volte. Telefonate, favori, incontri nel suo quartier generale, che faceva bonificare (al costo di 400 euro) da un carabiniere in servizio alla pg della Procura, Antonio Battiato, tramite un altro militare in quiescenza Antonio Cunsolo.

Il carabiniere, difeso dall’avvocato Salvatore Leotta, sarà sentito domani dalla gip e dovrà dare la sua versione dei fatti. Anche quando, durante “l’opera di pulizia” sembrava aver rivelato qualcosa nella «stanza» del politico. «Qua c’è sempre quella frequenza che passa… in questo punto c’è qualche frequenza che attraversa».

Le spintarelle

Ma torniamo a Tremestieri Etneo. Sammartino avrebbe dato più di una spinta a Rando per vincere le elezioni. Sia nel 2015 – dove per il gip l’ormai ex sindaco si sarebbe fatto supportare dai Santapaola-Ercolano con la sponda del Cosentino – che nel 2019.

Pietro Cosentino, ritenuto dagli investigatori una sorta di cerniera tra politica e mafia (anche se la gip non ha ritenuto ci fossero elementi per la misura sull’accusa di concorso esterno), aveva rapporti diretti con Sammartino. E a lui si rivolgeva con molta confidenza, pressandolo – e non poco – per avere «i posti» per i suoi figli. «Festeggiamo … festeggiamo tua figlia», diceva Sammartino “captato”.

Cosentino però diventava un personaggio “scomodo”. Precisamente quando suo cognato Vito Romeo finiva in manette nel blitz Kronos del 2016. E, infatti, saltavano i piani del «patto» di dargli un ruolo nella giunta Rando.

Alla vigilia delle elezioni

Ma era alla vigilia delle Europee del 2019 che anticipano le amministrative 2021, che Sammartino lanciava un ultimatum al sindaco di Tremestieri Etneo. «Però che sia chiaro fra me e te… questo non deve salire neanche a “colpi di legno”! questo se è possibile, non lo mettiamo in lista!», diceva. Rando non sembrava convinto: «È pericoloso». Ma il deputato regionale insisteva: «Dico… abbiamo scorie addosso…e le leviamo e le mettiamo, le leviamo e le mettiamo? le leviamo e le mettiamo? tagliamola….». Il riferimento sembrava diretto al fatto che il pentito Salvatore Bonanno, l’esattore dei Santapaola-Ercolano che nel 2017 consegnò ai carabinieri il libro mastro del pizzo di Cosa nostra etnea, avesse potuto rivelare di un possibile collegamento tra il sindaco e alcuni soggetti in odor di mafia.

Il fatto di mettersi in panchina, in realtà, non avrebbe scosso molto Cosentino che si mostrava alquanto comprensivo quando si confidava con un altro sindaco dell’hinterland. Anche se quel passo indietro avrebbe avuto un prezzo: «Però c’è una cosa, noi dobbiamo essere, facciamo politica, “Do ut Des”».

Ma anche Sammartino chiamava a raccolta i suoi per incassare “sostegno” e dimostrare il suo potere da 32.000 preferenze a chi contava ai vertici del partito. All’epoca il Partito Democratico. La merce di scambio per poter ottenere il supporto alla vittoria all’Europarlamento di Caterina Chinnici, completamente estranea all’inchiesta, era quello di favorire il farmacista Mario Ronsisvalle. Sammartino, oggi alla Lega, ma con un passato in Udc, Pd e Italia Viva, si sarebbe impegnato nell’impedire l’apertura di una farmacia “concorrente” al consigliere comunale. Per fare questo però Ronsisvalle doveva passare dall’opposizione alla maggioranza di Rando. «Devi continuare a pressare su questa strategia di una sorta di… allargamento tecnico», sussurrava Sammartino al sindaco. E la migrazione poi era stata sancita in una mangiata al ristorante “Fratelli La Bufula” monitorato dai carabinieri.

I leghisti e il mondo

L’ex vicepresidente della Regione, dopo questa manovra, avrebbe ottenuto l’appoggio elettorale per la candidata alle europee che lui sosteneva nel 2019 per il Pd, Caterina Chinnici, totalmente estranea all’inchiesta. Una candidata che avrebbe potuto dare «un segnale alla Sicilia» – diceva Sammartino intercettato – che «ha una storia, ha un significato, è la Sicilia che non abbassa la testa, che ormai siamo diventati terra di… per i leghisti che ci devono venire a raccontare a noi siciliani come funziona il mondo». E in effetti, qualche anno dopo Sammartino diventerà l’uomo di punta di Salvini in Sicilia.

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