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Difesa La Russa jr non si oppone alla proroga delle indagini

Anche legali Gilardoni condividono l'esigenza degli accertamenti

Di Redazione |

MILANO, 08 LUG – Non si opporranno alla richiesta di proroga delle indagini, formulata dai pm, le difese di Leonardo Apache La Russa, figlio del presidente del Senato, e dell’amico dj Tommaso Gilardoni nell’inchiesta che li vede indagati per violenza sessuale a seguito della denuncia presentata un anno fa da una 22enne su presunti abusi avvenuti, stando al suo racconto, tra il 18 e il 19 maggio dello scorso anno, dopo una nottata nella discoteca milanese Apophis. In linea teorica, i legali dei due indagati, gli avvocati Vinicio Nardo e Adriano Bazzoni per La Russa junior, e Luigi Stortoni e Alessio Lanzi per Gilardoni, potrebbero opporsi entro dieci giorni dopo la notifica dell’istanza della Procura. Non lo faranno, però, come è stato riferito dalle stesse difese, perché pure i legali condividono l’esigenza degli inquirenti di fare chiarezza, il più possibile, su questa vicenda con tutti gli accertamenti utili, dato che i giovani hanno sempre parlato di rapporti consenzienti. E’ scontato, dunque, che nei prossimi giorni il gip Rossana Mongiardo dia il via libera alla proroga dell’inchiesta in scadenza, come accade in questi casi. Proroga che servirà all’aggiunta Letizia Mannella e alla pm Rosaria Stagnaro per “disporre una consulenza informatica più approfondita” su “diversi dispositivi cellulari”. Si tratterebbe non solo di quelli degli indagati, ma in particolare dei telefoni di amici. Per analizzare, scrivono ancora i pm, sempre “conversazioni o filmati”. La nuova consulenza, scrivono i pm, dovrebbe servire soprattutto in relazione alla “accertata modifica o cancellazione di contenuti” su alcuni telefoni di amici degli indagati. Nessuna indicazione utile sulle condizioni della giovane era finora arrivata dai video ritrovati sul telefono di Gilardoni o dalle analisi sul capello della 22enne. Hanno rilevato una presenza “fisiologica” di Ghb. C’è da stabilire se la giovane fosse in grado di esprimere un consenso visto che aveva bevuto e assunto tranquillanti, cannabis, cocaina, come è risultato dalle analisi effettuate. Si è in attesa, tra le altre cose, degli esiti di una consulenza medico legale affidata ad un pool di esperti, tra cui la nota anatomopatologa Cristina Cattaneo.

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